Un ragionamento sottile degno della mente  di Ratzinger.  Esposto in modo piano e veramente umile, con una voce sommessa , quasi un vento leggero. Benedetto XVI  confessa al suo biografo Peter Seewald  nel libro- testamento da questa mattina in distribuzione in edicola con Il Corriere della Sera e in  libreria per i tipi di Garzanti ( "Ultime conversazioni" ) che l'attitudine di governo non è probabilmente il suo dono, ma che allo stesso tempo non sente e non giudica il suo pontificato  un fallimento. Potrebbe sembrare ma non è una contraddizione. Tanto che afferma di aver deciso di lasciare il suo ministero, soltanto nel momento in cui i gravi problemi emersi in Vaticano e nella Chiesa  ( finanze, corruzione, IOR, pedofilia, lobby gay) erano stati  da lui affrontati, e impostati  organicamente , nella loro soluzione. Benedetto XVI  insomma rivendica a se'  il fatto di aver preso tutta una serie di decisioni storiche,  non solo quella della rinuncia....

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