Il Patriarca, i potenti e Syriana

August 11, 2016

 

 

Quando nel 2005 uscì nelle sale  il thriller geopolitico Syriana ( che valse a  George Clooney un Academy Award ) , sul sito del film si poteva leggere : "Syriana è un termine usato nei think tank di Washington per descrivere un ipotetico rimodellamento del Medio Oriente...".  Syriana, inoltre, in vari dialetti arabi, indica una persona "sporca" o "turpe", probabilmente in riferimento alla vastità del fenomeno della corruzione . Ebbene,  non c'è forse , una singola  parola che possa descrivere meglio quello che sta accadendo in Siria, Iraq, Turchia. 

La terza Guerra mondiale a pezzi ( definizione di papa  Francesco) sembra arrivata ad un punto di svolta,  gli eserciti schierati si stanno preparando alla madre di tutte le battaglie, quella di Aleppo. La città è stremata oltre ogni limite umano, l'ONU ha chiesto una tregua umanitaria. Molto più realisticamente padre Ibrahim, un parroco di Aleppo, intervistato dalla Radio Vaticana ha dichiarato martedì 9 agosto: "Io un po’ dubito che ci saranno le condizioni per una tregua. Abbiamo sentito, seguendo un po’ le notizie, ieri e anche questa mattina, che è previsto l’arrivo di tanti militari da ogni parte verso Aleppo e quindi l’aria non è un’aria che prepara una tregua: questa volta potrebbe essere anche una guerra totale. L’esercito da parte sua vuole riprendere le parti che ha perso negli ultimi giorni, mentre questi gruppi militari si preparano ad avanzare ulteriormente, verso Hamadaniya e verso tutta la parte ovest della città".  

A padre Ibrahim inoltre non piace la parola “ribelli” : non la vuole usare, perché copre una ben diversa realtà. Dichiara, sempre a Radio Vaticana :  " Perché oggi, per come la vediamo e la sentiamo noi, dal di dentro della città sono i jihadisti più che i ribelli quelli che prendono il timone di tutti questi gruppi di militari".

Papa Francesco , domenica 7 agosto , é tornato a richiamare l'attenzione del mondo sulla Siria, sullo strazio della popolazione civile, sulla sofferenza dei bambini, e, soprattutto, ha denunciato la "mancanza di volontà di pace dei potenti".  E giovedì 11 agosto  ha inviato a pranzo alla Casa Santa Marta 21 rifugiati siriani che lui stesso ha "salvato" dal campo profughi di Lesbo, portandoli con sé in Italia. 

«Purtroppo, ha dichiarato  il Nunzio in Siria , Mario Zenari, la Siria è divenuta un campo di battaglia per interessi geopolitici regionali e internazionali, vi si combatte una guerra per procura". 

Contro una guerra che in Siria, se non è di religione, è fatta dichiaratamente “in nome di una religione”, in nome dell’Islam wahhabita, esportato in tutto il mondo dall’Arabia Saudita, è risuonato l’atto d’accusa di Ignazio Giuseppe III Younan Patriarca della Chiesa cattolica siriana di Antiochia. Il Patriarca ha parlato nel corso dell’annuale conferenza della potente organizzazione cattolica dei Cavalieri di Colombo che si è svolta a Toronto, dal 2 al 4 agosto. “E’ tempo di parlare con una voce chiara, dicendo la verità, senza linguaggio politicamente corretto”, ha sostenuto. Il dito puntato contro la politica di appeasement dei paesi occidentali che hanno abbandonato al loro destino i cristiani del Medioriente, accecati dalla sete di petrolio e da un misto di paternalismo e paura.

“Sulla Siria – ha argomentato Ignazio Giuseppe III- è stata data una lettura sbagliata”. E ha citato l’editorialista del New York Times Nicholas Kristof, che il mese scorso ha scritto:” Ogni volta che c’è un attacco degli estremisti mussulmani noi guardiamo ai nostri nemici, allo stato Islamico o ad Al Quaeda. Ma forse dovremmo guardare anche ai nostri ‘amici’, come l’Arabia Saudita”. ”Per decenni, - ha aggiunto - l’Arabia Saudita ha finanziato in modo spericolato e promosso una versione wahhabita dura ed intollerante dell’Islam in tutto il mondo, in un modo che era facile prevedere avrebbe prodotto terroristi” .“Dobbiamo capire che il totalitarismo basato sul credo islamico è la peggiore tra le forme di governo. Perché - si è domandato il Patriarca di Antiochia - ci meravigliamo della crescita dello Stato Islamico e del suo nuovo Califfato, quando questi ‘ricchi paesi alleati’ - con il più retrogrado sistema di governo - continuano ad inviare denaro e armi ai terroristi che spargono odio e commettono atrocità in nome di una religione?”, riferendosi appunto all’Arabia Saudita.

Rivolto all’auditorio, l’alto esponente della gerarchia cattolica ha aggiunto: “Non potete rimanere alleati di un regime che discrimina e non accetta la libertà religiosa dei non mussulmani…non è onesto”.Il Patriarca ha poi attaccato i finanziamento da parte dei paesi occidentali delle milizie dei ribelli siriani dicendo: “Noi, i Pastori della Chiesa, abbiamo tenuto fermo l’allarme, abbiamo avvisato l’Occidente che hanno preteso di avere il diritto di interferire in Siria nel nome della democrazia, che fomentare la violenza avrebbe sicuramente portato a una terribile guerra tra sette, a causa della complessa diversità religiosa ed etnica della Siria”. Poi una stoccata che stride anche con quanto detto, il 31 luglio , dal Papa sull’aereo di ritorno dalla GMG di Cracovia. “ Spesso politici, accademici, e opinionisti , vogliono trovare per i jihadisti, scuse socioeconomiche, culturali e teorizzano ipotetiche doglianze ed ingiustizie”. Ma, per Ignazio Giuseppe III non è così, la jihad è un obbligo per l’Islam che non vuole e non sa separare la politica dalla religione.

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