MORO, L'INCONTRO DI CASTELGANDOLFO

 

Era noto che papa Paolo VI  cercò di salvare Aldo Moro pagando un ingente riscatto alle Brigate Rosse. Per anni si è parlato di una cifra pari a 50 miliardi di vecchie lire, messe a disposizione dallo IOR, l'Istituto per le Opere di Religione.  Solo il 19 febbraio 2015, la vicenda è riemersa durante un'udienza del processo sulla trattativa Stato- Mafia in corso a Palermo. In quell'occasione monsignor Fabio Fabbri che fino al 1999 era stato il vice ispettore dei cappellani delle carceri italiane, affermò che per Moro erano pronti 10 miliardi fatti preparare da Paolo VI. Nei giorni scorsi la Commissione d'inchiesta sul sequestro dello statista dc , presieduta da Giuseppe Fioroni ha interrogato per due giorni il generale dell'Arma dei Carabinieri Antonio Federico Cornacchia (il cui nome risultò in seguito negli elenchi della P2) , all'epoca dei fatti era il Comandante del Nucleo Investigativo di Roma, quindi il responsabile operativo delle indagini. Cornacchia  per la prima volta ha testimoniato su come fallì il tentativo di Paolo VI  di liberare il prigioniero dietro versamento di un riscatto. Confermando ed ampliando quanto da lui rivelato in un libro. Quello che risulta  dalla sua deposizione del 5 ottobre 2016 è che  quel tentativo sfumò la sera del 6 maggio 1978 (alle 19,40) quando ,  mentre  Cornacchia era a Castelgandolfo, monsignor Pasquale Macchi segretario di Paolo VI ricevette una misteriosa telefonata, sbiancò in volto e e "ci informa che 'tutto è andato a monte'".

Cornacchia afferma anche di aver visto con i suoi occhi, fascettati da una banca, 10 miliardi pronti in un cofanetto. "Non li ho contati, ma li ho visti". Presenti all'incontro nella residenza estiva dei Papi,  don  Cesare Curioni  che fu ispettore generale dei cappellani carcerari d'Italia, dopo aver rivestito l'incarico di cappellano capo di San Vittore per trentadue anni (morto nel 1996) e padre Enrico Zucca , francescano  noto per aver "trafugato"  nel 1946 e messo in salvo il cadavere di Benito Mussolini, del convento di via Moscova, vicino al Comando dei Carabinieri.

Ecco,  il resoconto stenografico dell'audizione di Cornacchia, relativa all'incontro di Castelgandolfo.

PRESIDENTE FIORONI. Nel suo volume, a pagina 322, lei rievoca una scena svoltasi alla sua presenza nella villa pontificia di Castel Gandolfo.

 CORNACCHIA. Sì.

PRESIDENTE. «Alle sette e trenta della sera del 6 maggio, nella sede estiva pontificia di Castel Gandolfo, dove arrivo con don Curioni, vedo il segretario del Papa rispondere al telefono, convinto forse, sia il segnale per la conclusione delle trattative e della consegna del cofanetto pieno di soldi». Quindi, lei era a conoscenza della trattativa! Lo scrive lei a pagina 322.

CORNACCHIA. Sì, sì.

PRESIDENTE. «Ma quando depone la cornetta, pallido in volto, ci informa che “Tutto è andato a monte”».

CORNACCHIA. Sì.

PRESIDENTE. Anzitutto le chiedo se conferma questo episodio.

 CORNACCHIA. Sì.

PRESIDENTE. Come mai lei stava lì? Quali erano i suoi contatti con don Curioni e monsignor Macchi? Secondo lei, con chi parlava al telefono monsignor Macchi? E chi, oltre a lei, era informato di questa trattativa del Vaticano di natura economica per il pagamento di un riscatto?

 CORNACCHIA. Io ero in contatto con don Curioni perché c'eravamo conosciuti. Lui stava nelle carceri e ci siamo conosciuti. C'era anche un'altra persona: padre Zucca, Enrico Zucca.

PRESIDENTE. Chi è questo padre Zucca?

 CORNACCHIA. Padre Zucca era un frate, famoso perché nascose il cadavere di Mussolini nel 1946 e si fece 42 giorni di reclusione.

PRESIDENTE. Aveva dato vita a qualche club particolare, questo padre Zucca?

 CORNACCHIA. No. Stava al convento della chiesa di Sant'Angelo vicino a via Moscova, dove ci sono i Carabinieri, a Milano. Riuscì a racimolare – me l'ha detto lui – 50 milioni di sua iniziativa, però lui doveva avere il nulla osta dal Presidente del Consiglio dei ministri per poter agire.

PRESIDENTE. Però, con 50 milioni...

FEDERICO FORNARO. Cinquanta milioni? Si ricorda male.

PRESIDENTE. ...i brigatisti non ci davano neanche una polaroid di Moro.

CORNACCHIA. Cinquanta milioni. Mi sa che gli fu precluso di andare avanti con questa iniziativa, per cui lui contattò – evidentemente venne a conoscenza dell'intenzione di don Cesare Curioni – don Cesare Curioni e quella sera noi ci trovammo tutti e tre a Castel Gandolfo.

PRESIDENTE. Ma lei si trovò perché Curioni le disse: «Vieni con me?» CORNACCHIA. Sì.

FORNARO. Mi perdoni: 50 milioni o 50 miliardi

CORNACCHIA. Cinquanta milioni Zucca, 10 miliardi il Papa.

PRESIDENTE. Quindi, 10 miliardi e 50 milioni.

CORNACCHIA. Io non li ho contati, però li ho visti.

FORNARO. Cioè, 10 miliardi e 50 milioni.

PRESIDENTE. Se li ha visti, così, per ricordarci...

CORNACCHIA. Onorevole, i 50 milioni di Zucca non li ho visti. Me l'ha detto Zucca. I 10 miliardi li ho visti, ma non li ho contati.

PRESIDENTE. Mi dica una cosa, siccome questi 10 miliardi li hanno visti anche altri e, quindi, a noi ci si confondono le idee: Curioni era solo o era accompagnato da qualcuno?

 CORNACCHIA. No, era solo.

PRESIDENTE. Era solo. Quindi, siete entrati dentro la villa di Castel Gandolfo?

 CORNACCHIA. Sì, siamo andati a Castel Gandolfo. Io il Papa non l'ho visto, ovviamente.

PRESIDENTE. Questi soldi dov'erano?

 CORNACCHIA. Li ha presi in una stanza lì vicino. Ha detto: «Questo è il colonnello Cornacchia, che si interessa di Moro». Io ero in borghese.

PRESIDENTE. Ma questi soldi...

 CORNACCHIA. In un cofanetto.

PIETRO LIUZZI. Erano fascettati? C'era la dicitura anche di una banca?

 CORNACCHIA. Sì. Questo non saprei. Comunque, erano raccolti.

LIUZZI. Sotto fascette.

 CORNACCHIA. Sì, non erano buttati così. Erano sistemati, da consegnare. Pronti da consegnare.

PRESIDENTE. Don Curioni era solo, dice il generale. Quindi, rispetto a quel che ci è stato detto in un'altra audizione, scompare il segretario di don Curioni ed entra padre Zucca.

LIUZZI. C'erano le fascette con la dicitura di una banca?

CORNACCHIA. Questo non lo posso precisare. Comunque, erano ben sistemate, da consegnare. Questo il 6 maggio sera. Ebbe questa telefonata. L'unica cosa che a me...

VICEPRESIDENTE GERO GRASSI. Se questo avvenne il 6 maggio, l'episodio di cui noi abbiamo sentito in un'altra audizione è precedente.

FORNARO. Scusi, solo un passo indietro. Lei, quindi, va a Castel Gandolfo con padre Zucca o trova padre Zucca lì?

 CORNACCHIA. No. Vado con padre Zucca e con don Cesare Curioni.

 FORNARO. Con i due lei va in macchina a Castel Gandolfo.

CORNACCHIA. Sì, esatto.

FORNARO. Ma perché andate a Castel Gandolfo?

CORNACCHIA. Perché padre Zucca dice: «Guardi, io mi sono affidato a don Curioni». Curioni già era a conoscenza, lo conoscevamo...

 FORNARO. Sì, ma andate là o qualcuno era già là?

CORNACCHIA. No, non c'era nessuno lì. C'era soltanto monsignor Macchi.

 FORNARO. No, mi perdoni. Sono stanco io e non riesco a capire. Voi partite da Roma...

CORNACCHIA. Sì.

 FORNARO. ...in una macchina in cui ci siete lei, padre Zucca e don Curioni. Andate a Castel Gandolfo perché?

 CORNACCHIA. Perché padre Zucca e don Curioni volevano avvicinare il monsignore.

 PRESIDENTE. Monsignor Macchi.

 CORNACCHIA. Don Macchi. Perché sapevano di questa trattativa di Paolo VI.

PRESIDENTE. Lei ha mai capito don Macchi con chi parlava?

 CORNACCHIA. Diceva che era il segretario del Papa.

PRESIDENTE. No. Il segretario del Papa, don Macchi, quando voi arrivate – lei scrive – era al telefono con qualcuno...

CORNACCHIA. No. Il telefono squillò mentre noi stavamo parlando. Dopo le 19.40 circa squilla...

PRESIDENTE. Quindi, don Macchi...

CORNACCHIA. Va a rispondere.

PRESIDENTE. ...e voi pensavate che il messaggio fosse: «La trattativa è a buon fine».

 CORNACCHIA. No, della telefonata non sappiamo. Ritorna e dice: «Monsignore – fa vicino a don

Curioni – non possiamo far nulla. Ci hanno bloccato». L'unica cosa, doveva essere spontaneo da parte mia chiedere chi aveva telefonato, ma non mi sono permesso, sinceramente".

PRESIDENTE. Ho capito, quindi non ha idea di chi fosse l'interlocutore di monsignor Macchi. 

 

 

 

 

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