DI NARDO,GOMEZ E TRUMP

 

 

La Chiesa cattolica americana ha scelto il suo nuovo vertice. Si tratta del nuovo presidente della Conferenza episcopale americana, il cardinale di Galverston-Houston, Daniel Di Nardo , 67 anni, per tre anni vicepresidente (eletto alla prima votazione) e del nuovo numero due, l’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez, 65 anni (eletto alla terza votazione).

Di Nardo è figlio di un immigrato italiano dall’Abruzzo e Gomez è nato in Messico. È la prima volta che un ispanico arriva così in alto nelle gerarchie cattoliche in Usa. Quindi entrambi conoscono per esperienza diretta quanto sia necessaria l’integrazione dei migranti in una nazione in cui lo stesso stemma presidenziale contiene il motto “E pluribus unum”.

Questo non fa di loro, e nemmeno di Gomez, una scelta che si possa semplicisticamente definire come “contraria” al presidente eletto Donald Trump. Semmai, una scelta bilanciata e insieme di pungolo alla nuova amministrazione.

Dal punto di vista ecclesiale sia Di Nardo che Gómez sono teologicamente “conservatori”. Di Nardo è uno dei tredici cardinali che nel 2015 ha firmato una lettera al Papa per ‘contestare’ i lavori del Sinodo sulla famiglia, è un esponente pro-life. Di Nardo è stato fatto cardinale da Benedetto XVI, ed è stato sempre Benedetto XVI che ha nominato nel 2010 Gómez coadiutore e, l’anno successivo,  arcivescovo di Los Angeles (più a destra del suo predecessore, Roger Mahony). Gomez inoltre proviene dalle fila dell’Opus Dei (ordinato prete dell’Opera, nel 1978).

Ma sull’immigrazione Gomez, che nei tre anni passati, è stato il presidente del relativo Comitato dei vescovi, è completamente sulla stessa lunghezza d’onda del Papa. Lo ha ripetuto più volte, anche il 4 ottobre alla Radio Vaticana.

Nell’elezione di Trump il voto cattolico è stato importantissimo. Circa 68 milioni negli Usa, i cattolici costituiscono un quarto dell’elettorato e il tycoon ne ha conquistato il 52 per cento (contro il 45 per cento di Hillary Clinton), compresi i latinos della Florida che sono stati essenziali per la vittoria del candidato repubblicano. Quindi adesso il nuovo vertice della Conferenza episcopale americana dovrà interfacciarsi sia con i propri fedeli e il loro odore di pecore, che con il nuovo Presidente.

Il sito ufficioso vaticano, Il Sismografo, a firma del direttore editoriale Luis Badilla, ha illustrato il videomessaggio inviato martedì 15 novembre da Papa Francesco ai vescovi statunitensi riuniti nella loro plenaria d’autunno a Baltimora, con un titolo significativo: “Francesco e il ‘volto mutevole della Chiesa americana’” (espressione, quest’ultima, tratta dal videomessaggio) e con un’illustrazione che lo è ancora di più: l’immagine di un ponte fatto con i lego, ma un ponte accidentato e spezzato.

Il Papa ha detto: “Durante tutta la sua storia, la Chiesa nel vostro Paese ha accolto e integrato nuove ondate di immigrati. Nella ricca varietà delle loro lingue e tradizioni culturali, essi hanno forgiato il volto mutevole della Chiesa americana”. E ha esortato a tenere conto “del contributo che la comunità ispanica dà alla vita della nazione”. Il Papa delinea un orizzonte pastorale: “La nostra grande sfida – dice – è creare una cultura dell’incontro, che incoraggi gli individui e i gruppi a condividere la ricchezza delle loro tradizioni ed esperienze, ad abbattere muri e a costruire ponti. La Chiesa in America, come altrove, è chiamata ad “uscire” dal suo ambiente sicuro e ad essere un fermento di comunione. Comunione tra noi, con gli altri cristiani e con tutti coloro che cercano un futuro di speranza”.

Il New York Times   ha titolato un articolo di Laurie Goodstein  " Catholic Bishops Challenge Donald Trump on Immigration" ( http://www.nytimes.com/2016/11/16/us/catholic-bishops-trump-immigration-hispanics.html?_r=0).

I due diretti interessati  si sono fatti intervistare dal sito  Crux , respingendo ogni interpretazione strumentale della loro elezione. Di Nardo sostendo che "è folle"  leggere la sua elezione come un voto contro Francesco, visto che  lui che è un "prete e un vescovo tradizionale,"  ( https://cruxnow.com/church-in-the-usa/2016/11/16/dinardo-says-crazy-see-election-anti-francis-vote/) e Gomez affermando che lui non è stato eletto nè a causa di Trump nè a causa del Papa, ma in nome degli Ispanici (https://cruxnow.com/church-in-the-usa/2016/11/15/gomez-says-win-not-trump-francis-hispanics/)

Giovedì 17 novembre il nuovo presidente della Conferenza episcopale  ha confermato al quotidiano dei vescovi italiani "AVVENIRE"  , quanto ho scritto sopra. E cioè che la Conferenza episcopale americana sarà in dialogo con la nuova amministrazione  ("Vogliamo dialogare con la nuova amministrazione"  e' nel sommario di prima  pagina ) .

Alla domanda: "Fra i suoi compiti figura anche la gestione dei rapporti istituzionali con la nuova amministrazione. Crede che ci sarà spazio per una collaborazione sul fronte delle politiche per l' immigrazione? " , Di Nardo ha risposto :

"Credo che ci possa essere un dialogo con la nuova amministrazione. Continueremo a dare voce a chi non ha voce, ma lo faremo in modo rispettoso. La nostra missione è aiutare la gente a unirsi, sottolineando l' importanza della dignità umana attraverso la preghiera. In quali ambiti crede che le politiche di questa Amministrazione possano allinearsi con la missione della Chiesa cattolica americana? Non sono sicuro dove questa amministrazione voglia dirigersi. Ci sono stati vari commenti fatti durante la campagna elettorale che hanno dato adito ad ottimismo, ma è presto per capire se saranno messi in atto. La mia speranza è che possiamo sederci attorno a un tavolo con l' amministrazione e parlare dell' Affordable Care Act (la riforma della sanità del 2010 nota come Obamacare, ndr.), parlare del mandato contraccettivo che questa ha imposto ai datori di lavoro anche cattolici. Vorrei vedere l' emendamento Hyde, che proibisce che fondi pubblici federali vengano usati per l' aborto, esteso ancora una volta, ma senza le difficoltà che ha incontrato durante gli ultimi anni. Le nomine di giudici, poi, sono molto importanti, soprattutto del nono giudice della Corte suprema, attualmente mancante. Ma ci sono anche i temi di difesa della vita. Ho alcune idee di azioni esecutive che il presidente può intraprendere per proteggere il nascituro anche senza far ricorso al Congresso e spero di avere occasione di condividerle con lui".( https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/la-nostra-missione-aiutare-la-gente-a-unirsi)

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