Francesco, geopolitica e giornalismo

 

 

 

Francesco nei suoi ormai quasi cinque anni di Pontificato ha frequentemente denunciato quello che lui considera “l’informazione da un solo punto di vista “ e si è lanciato spesso contro i tre peccati dell’informazione : la disinformazione, la calunnia e la diffamazione . Ma con il discorso pubblicato il giorno della Festa di San Francesco di Sales (patrono dei giornalisti)  approfondisce il primo dei tre: la disinformazione, perché tali sono secondo Francesco, le fakenews. (http://www.huffingtonpost.it/2018/01/24/papa-francesco-contro-il-serpente-astuto-delle-fake-news_a_23342035/?utm_hp_ref=it-homepage)

 Facendolo Francesco raccoglie la sempre maggiore preoccupazione  dell’opinione pubblica mondiale  per le fake news in circolazione.  A fine settembre del 2017, un sondaggio della Bbc svolto in  su 18 Paesi,  aveva messo in luce che quasi 8 utenti su 10 sono  in allarme per ciò che può essere vero o falso online ma anche sui giornali di carta ( annotazione del Papa che necessita di essere sottolineata). 

Il riferimento alle elezioni e alla campagna elettorale, cioè all’impatto politico delle fake news, citato nel documento papale, è il riferimento più immediato anche per il lettore italiano del Messaggio di Francesco, visto che siamo a a poco più di un mese dalle elezioni generali politiche nel nostro Paese. 

Ma esso ha a che fare, anche se  nel testo non c’è naturalmente  nessun riferimento diretto, anche con le enormi polemiche che hanno caratterizzato la campagna elettorale e il primo anno di presidenza di Donald Trump  negli USA e lo scoppio dello scandalo del Russiagate.

Ha  a che fare con l’uso on line dei troll (sistemi automatici che vengono usati per generare messaggi falsi per contrastare notizie vere, naturalmente essi comportano tecnologie e finanziamenti che spesso solo un apparato statale può permettersi) e - come ha sottolineato Francesco -  con il  giornalismo. 

 Il fatto è che Francesco usa una parola specifica : “disinformazione”. Essa trova la sua origine nel termine russo "dezinformatzija" (дезинформация) in uso già dal 1923, e si basa sulla “somministrazione al pubblico  di dati credibili ma fuorvianti”.  Si tratta di una tecnica tipica messa in atto dai servizi segreti con le cosiddette "misure attive". 

La parola “disinformazione” è  insomma tra i tre peccati dell’informazione è quella più geopolitica. Questo forse ci spinge a capire cosa c’entri la pace con il giornalismo.  E perché Francesco ha distribuito nel suo ultimo viaggio la foto del bimbo di Hiroshima, nel momento in cui sono in valutazione nuove armi nucleari tattiche e la tensione con la Nord Corea ha raggiunto livelli allarmanti.

Una tattica tipica della disinformazione è  infatti quella di mescolare un pezzo di verità con delle menzogne, ovvero di rivelare solo una parte della verità, spacciandola per  un completo quadro d’insieme, magari pubblicando singoli documenti o stralci di corrispondenza, che sembrano avere la forza inoppugnabile dei fatti, ma che si prestano ad essere usati - a seconda della necessità e dell’utilità - come una clava contro il nemico di turno. 

Di questo Papa Francesco si è più volte lamentato  pubblicamente anche in relazione ai casi  riguardanti il Vaticano, dove “pezzi” di verità, contenuti nei leaks, hanno alimentato  ormai da anni veleni e attacchi. 

Cercare la verità è compito di tutti i giornalisti, ha detto Francesco,  ma  ha aggiunto che il concetto greco di “dis-velamento”, può essere maggiormente a rischio di manipolazione, anche perché non è possibile nella pratica dis- velare tutta insieme la verità di un fatto, di un caso giornalistico,  in un dato momento.

Per questo Francesco, spinge gli operatori dell’informazione ad abbracciare un diverso concetto di verità: il concetto biblico la cui radice è il verbo Anam, comune peraltro a tutte e tre le grandi religioni monoteiste.  L’Anan è una verità che ha che fare con la stabilità, la certezza, l’appoggio ad una realtà sicura. Una verità meno atomizzata, più relazionale e da un certo punto di vista più scientifica, meno manipolabile.

 E’ una verità “difficile” nei tempi convulsi dell’informazione ,ma che il Papa non si sottrae da indicare per evitare gli effetti disastrosi ( di cui tutti hanno cominciato a rendersi conto ) delle fake news sulla vita sociale, economica e politica. E forse per la sopravvivenza del pianeta. Una verità non “buonista”, ma che - affrontando i problemi e dicendo e scrivendo i fatti - eviti di farsi strumento di odio e di distruzione, seguendo la “logica del serpente” che nell’Eden fu - secondo Francesco - l’inventore della prima fake news, visto che con una falsa verità sedusse Eva la madre dei viventi, spingendola a mordere la mela.

Aman è una verità  non antagonista, ma pacificata.  Molto forte e solida ( se messa a confronto con la volatilità  sia pure persistente ed insinuante che è la  caratteristica della disinformazione), libera e non schiava. «Lasciarono quindi la Terra di Mezzo e si recarono nella Terra di Aman, la più occidentale di tutte le regioni ai confini del mondo », scrisse a suo tempo J.R.R.Tolkien nel  Silmarillion.  E forse non è un caso che Aman, nel mondo fantastico dello scrittore , ospiti il Reame Beato, dimora dei Valar. 

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