FRANCESCO: “IMPARARE DALLA STORIA”.ECCO COSA AVVENNE NEL’62 TRA KRUSHEV, KENNEDY E GIOVANNI XXIII

di Maria Antonietta Calabrò

" A proposito dell’inizio del Concilio, 60 anni fa, non possiamo dimenticare il pericolo di guerra nucleare che proprio allora minacciava il mondo. Perché non imparare dalla storia? Anche in quel momento c’erano conflitti e grandi tensioni, ma si scelse la via pacifica. Sta scritto nella Bibbia: «Così dice il Signore: «Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi dei sentieri del passato, dove sta la strada buona percorretela, così troverete pace per la vostra vita» (Ger 6,16)."Così Papa Francesco domenica 8 ottobre all'Angelus è tornato s fare un appello per evitare l'Armagheddon nucleare, possibile con la guerra in atto della Russia contro l'Ucraina.

Papa Giovanni XXIII mediò nella crisi di Cuba, che si dispiegò tra il 16 e il 28 ottobre 1962 , il canale tra Russia e Vaticano invece oggi è congelato . E l'appello di Francesco del 2 ottobre 2022 è stata una sollecitazione pubblica a riaprire il tavolo negoziale , di fatto su richiesta di una sola parte, quella ucraina, ma non c'è un' interlocuzione con il Cremlino che lasci al momento intendere un ruolo risolutivo della mediazione vaticana.

Come invece avvenne ai tempi di Krushev e di Kennedy come viene ricostruito nel libro uscito pochi giorni fa di Marco Roncalli ed Ettore Malnati (Giovanni XXIII Vaticano II un Concilio per il mondo (Bolis Edizioni) .

Sessant’anni fa , l’Armagheddon nucleare fu evitato di un soffio durante la crisi di Cuba, grazie all’appello di Papa Giovanni XXIII. Ma allora, a differenza di ora, il leader russo Kruscev era d’ accordo con Il Pontefice, come dimostrano i documenti pubblicati nel libro.

Nel 1962 fu la disponibilità di Nikita Kruscev ad accettare la proposta di un appello del Papa ( Giovanni XXIII) , che chiese la fine dell’invio di aiuti militari russi a Cuba e quindi la revoca del blocco navale americano, a sbloccare la pericolosissima crisi della Baia dei porci, allontanando L’ Armageddon nucleare, il 27 ottobre, il giorno stesso che il segretario di Stato americano, Robert McNamara riteneva poter diventare l’ultimo giorno della sua vita, così come quello di milioni di persone.

La vicenda è ricostruita con dettaglio di particolari, tratti dagli archivi, vaticani, americani,sovietici nel libro “ Giovanni XXIII” scritto dal nipote del Papa, Marco Roncalli e dal teologo Ettore Malnati.

Ma proprio per questo emerge la grande differenza rispetto alla guerra in Ucraina e la minaccia russa di utilizzare l’arma nucleare, e della crisi attuale per superare la quale Papa Francesco ha rivolto ieri un appello al Presidente della Federazione Russa , Putin, e dell’ Ucraina, Zelensky. perché oggi il canale tra Vaticano e Russia di Putin sembra essere del tutto congelato.

Situazione compketamente diversa invece nel 1962. Nel volume di Roncalli e Malnati su Giovanni XXIII, si ricorda ad esempio la testimonianza di Dario Spallone, medico che ha avuto tra i suoi pazienti noti esponenti del Partito comunista italiano e diversi gesuiti della curia generalizia, della “Civiltà Cattolica” e della Radio Vaticana,che in un libro-intervista riferì al giornalista Angelo Montonati «di aver trasmesso a padre Messineo una richiesta sovietica per sollecitare dal Papa un messaggio di pace nel giro di 36 ore». È certo, inoltre , che a favorire l’intervento papale contribuì efficacemente la riunione in corso ad Andover (Massachusetts) di un gruppo di intellettuali sovietici e statunitensi riuniti da Norman Cousins, editore della “Saturday Review”, molto vicino alla Casa Bianca, impegnati a discutere sui rapporti Est-Ovest e pronti ad attivarsi per superare la crisi. Tra di loro, come osservatore anche il domenicano Félix Morlion, il fondatore dell'Università Pro Deo e di cui si è sostenuto che fosse in contatto con la CIA. “Anche lui con la sua parte, scrivono Roncalli e Malnati “ . “Fu infatti lui a telefonare alla Segreteria di Stato e ad aver la conferma che il Papa era pronto a un intervento, purché gradito alle due superpotenze (con le quali non esistevano relazioni diplomatiche)” .Nel culmine della crisi in particolare, dal Vaticano chiede a Morlion di verificare se la sospensione dei rifornimenti militari a Cuba possa determinare la fine del blocco navale. I sovietici - continua il libro - da Andover contattano il Cremlino e ottengono il via libera al radiomessaggio.

Da parte sua Cousins, sentito il consigliere del Presidente Kennedy, viene informato del fatto che la Casa Bianca, valutando positivamente un intervento del Papa, conferma la sua disponibilità a revocare il blocco, purché i russi smantellino le rampe missilistiche. la volontà di trattative, Giovanni XXIII decide di intervenire e nella notte tra il 23 e il 24 ottobre nel suo appartamento privato, con il sostituto Angelo Dell’Acqua e il capo del protocollo Igino Cardinale concorda il testo di un radiomessaggio consegnato alle ambasciate americana e sovietica a Roma prima della divulgazione, il 25, dalla Radio Vaticana.

Kruscev il giorno dopo, 26 ottobre aveva offerto il ritiro dei missili se gli Usa avessero promesso di non invadere l’isola di Cuba, e un dispaccio successivo offriva lo smantellamento dei sistemi di lancio già installati se gli Usa avessero fatto una mossa analoga in Turchia. Così avvenne e si tirò un respiro di sollievo. Una vicenda tutta da approfondire. Difficile in ogni caso trovare precisi riferimenti alla crisi cubana negli scritti del pontefice. Si scoprono due tracce però, setacciando le fonti. Una nel diario conciliare del segretario monsignor Loris Capovilla, che in data 25 ottobre registra: «Messaggio di pace del Papa ore 12. Ottimo lavoro compiuto in questi giorni di crisi cubana dalla Segreteria di Stato. Ma il clima non è di paura. Ci si sente sicuri che la scintilla non scoccherà. Il Papa prega molto. Mgr Dell’Acqua mi dice: “A Washington e a Mosca gradimento per le parole del S. Padre”». Un’altra è nel diario del pontefice che il 20 novembre, registra l’incontro con «il polacco Ierzy Zawieyski confidente del Card. Wyszyński e bene accetto al Sigr. Gomulka il quale lo incaricò di portare il suo saluto al Papa, e di dirgli che la liquidazione del terribile affare di Cuba egli la ritiene dovuta allo stesso Pontefice».

“Il Papa e io possiamo essere in disaccordo su molte questioni ma siamo uniti dal desiderio di pace [...]. Rispetto a quello che Papa Giovanni XXIII ha fatto per la pace, si è trattato di un intervento umanitario che sarà ricordato nella storia [...]. Abbiamo caratteristiche comuni, il Papa e io, perché entrambi abbiamo umili origini [...] sappiamo che cosa significhi lottare per ricavare i frutti necessari per vivere», così avrebbe riferito Krusciov all’americano Cousins durante una sua visita a Mosca, qualche settimana dopo. A questa visita sarebbero seguiti gli auguri per il Natale ’62 e la successiva udienza papale, il 7 marzo 1963, a Rada Krusciova , la figlia del primo leader poststaliniano del Cremlino, e al genero Alexei Adjubej.

Intervistata sul Corriere della Sera nel 2014 da Marco Roncalli su quella visita Rada Krusheva rispose che "Fu il primo contatto importante tra Urss e Vaticano. Per certi versi preparato...».

Già due anni prima sul suo diario — il 2 settembre 1961 — Giovanni XXIII scriveva del «terribile Krushev, lo czar moderno delle Russie», «più ansioso che indifferente ad un colloquio personale col Papa». Aveva avuto informazioni private e postillava «Nessun desiderio e nessuno spavento da parte mia. Confido in Dio...».

Rada : «Sapevamo che in Vaticano c’erano due fazioni: una favorevole e l’altra contraria alla nostra richiesta di un incontro con il Papa... Anche nella forma in cui avvenne non era scontato. A Mosca era stata preparata una missiva per Giovanni XXIII».

Voi eravate fra i quaranta giornalisti invitati alla consegna al Papa del premio Balzan per la pace...

Rada: «Sino alla fine non avevamo certezza dell’incontro. Si chiese di non darne notizia alla stampa. Quando, dopo la cerimonia, si invitarono gli ospiti a uscire, ci fu detto di attendere. Poi un responsabile del protocollo, ci accompagnò a una porta. Entrammo in una biblioteca e Giovanni XXIII era lì ad aspettarci. Ci fece segno di accomodarci. Con il Papa c’eravamo io, mio marito Aleksej, e il gesuita Koulik come traduttore. Ci sedemmo. Aleksej gli diede una lettera di mio padre che esprimeva apprezzamento per i suoi sforzi per la pace. In risposta Giovanni XXIII ci diede una lettera dove si augurava la speranza di futuri passi per un avvicinamento».