DUE SEGRETI SU VENETO BANCA

Si siede e consegna subito un cd contenente gli atti ("Sono pubblici" ) dell'inchiesta giudiziaria su quanto avvenuto, nel giro di pochi anni, a Veneto Banca. In tutto 350 milioni di finanziamenti cosiddetti "baciati " (utilizzati in sostanza per acquisto di azioni proprie, ma tenendo all'oscuro la Banca d'Italia e il mercato).

Il Procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, è arrivato a San Macuto sede della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, accompagnato dall'aggiunto Rodolfo Sabelli e dai sostituti Stefano Pesci e Sabina Calabretta. E ha spiegato la storia del primo default delle banche venete, dando così avvio alle audizioni della nuova Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche presieduta da Pierferdinando Casini.

Tutto parte - è la ricostruzione di Pignatone - da una segnalazione della Vigilanza della Banca d'Italia alla Procura di Treviso (dopo l'ispezione svolta da Via Nazionale nella banca tra l'aprile e l' agosto 2013).

Una prima indagine giudiziaria viene perciò aperta dalla Procura della Repubblica di Treviso ,il 6 novembre 2013, ma rimane a modello 45, senza ipotesi di reato né indagati fino alla trasmissione a Roma, dopo un anno e mezzo ( come ha sottolineato il Presidente Casini).

Nel frattempo la Procura di Civitavecchia aveva a sua volta aperto un'inchiesta su un prestito di Veneto Banca a una società fallita . Civitavecchia aveva chiesto a Banca d'Italia il verbale della sua ispezione, ma si era spogliata dell'indagine perché la competenza quando c'è intralcio alla Vigilanza è della Procura della Capitale.

Le carte arrivarono così a piazzale Clodio sia da Civitavecchia sia da Treviso ( il 27 maggio 2014) e il 21 ottobre di quell'anno ci sono a Roma i primi iscritti al registro indagati (modello 21).

In tre anni (giugno 2017) si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per 11 persone a cominciare dall' ex presidente Vincenzo Consoli per i reati previsti dagli articoli 26323 e 2637 del codice civile ( ostacolo alla Vigilanza e aggiogato, cioè manipolazione del mercato), insieme agli ex amministratori e altre persone sommariamente descritte da Pignatone come "terzi "(rappresentanti di Fondi d'investimento che si prestarono a fare da schermo per l'acquisto di azioni della banca).

Per due volte, anche a questo riguardo, l'audizione è passata in seduta segreta, su richiesta di Pignatone, che in ogni caso ha rivendicato che le indagini si sono mosse al di là della segnalazione di via Nazionale, con intercettazioni e riscontri (anche del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza) che ha permesso di mettere a fuoco il ruolo svolto dai "terzi".

Il resto delle indagini giudiziarie, più attinente alla gestione e mala gestione (come l'esplosione degli Npl), è rimasto a Treviso anche dopo l'accordo fra le due procure nel 2014. L'obiettivo dei magistrati di Roma non è l'attività dei finanziamenti ma l'ipotesi che tali finanziamenti fossero stati occultati a Via Nazionale (In questo modo gli ex vertici di Veneto Banca con i propri stessi fondi gonfiavano i propri indici di capitale oltre che gli indicatori sugli impieghi).

Pignatone ha anche confermato che due giorni fa è stato presentato in Procura un esposto- denuncia ("prontamente comunicato ai giornali" dall'interessato) da parte di Pietro D'Aguì (ex manager di Banca Intermobiliare), uno degli 11 rinviati a giudizio, contro l'operato della Banca d'Italia e una presunta mancanza di vigilanza da parte di via Nazionale.

(Update dell'articolo pubblicato il 24 ottobre 2017 sull'Huffingtonpost).

La Procura conta al riguardo di dare una valutazione al più presto.