BECCIU SU MILONE 2017/2022



Sulle dimissioni del Revisore Generale Libero Milone, non ho nessuna responsabilità. Fu il Papa a chiedermi di convocarlo . Mi disse che si dispiaceva di darmi questo compito ingrato”. E cioè di comunicare a Milone che si doveva dimettere, cosa che avvenne il 19 giugno del 2017, ad una settimana dall’incriminazione in Australia del cardinale George Pell , allora prefetto dell’Economia.

Nel lungo interrogatorio durato più di otto ore da parte del Promotore di giustizia aggiunto Alessandro Diddi, Becciu ha rivelato di aver chiesto a Papa Francesco se poteva rendere noto l’episodio In modo da non violare la sus privacy. E ottenuto l’assenso, lo ha ha fatto nell’udienza del 18 maggio 2022. Il 20 giugno 2017 uno scarno comunicato della Santa Sede rendeva “noto che il Dott. Libero Milone ha presentato ieri al Santo Padre le dimissioni dall’incarico di Revisore Generale. Il Santo Padre le ha accolte. Si conclude così, di comune accordo, il rapporto di collaborazione con la Santa Sede.”

Tre mesi dopo, il 24 settembre 2017 in un'intervista in contemporanea a quattro testate - Corriere della Sera, Sky Tg24, Reuters e Wall Street Journal -, il 69enne manager, ex presidente Deloitte Italia, invece lancio aspre accuse sulle sue dimissioni forzate: "Non mi sono dimesso volontariamente. Sono stato minacciato di arresto. Il capo della gendarmeria mi ha intimidito per costringermi a firmare una lettera che avevano già pronta". - See more at: http://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/becciu-milone-io-cacciato-minacciato-arresto-becciu-ci-spiava-5453fb79-fcd8-46b7-bf8a-863f7cd6c584.html.

Il 25 settembre in dichiarazioni riportate dal sito dell'agenzia Reuters, il sostituto alla Segreteria di Stato, Becciu rispose a Milone ed ebbe modo di dare già cinque anni fa , la sua versione dei fatti definendo le accuse di Milone "false e ingiustificate". "E' andato contro tutte le regole e stava spiando sulle vite private di suoi superiori e dello staff, me compreso - disse-. Se non avesse acconsentito alle dimissioni avremmo dovuto perseguirlo".

E sul fatto di avergli offerto la scelta tra dimettersi e affrontare un pubblico processo, "in un certo senso abbiamo voluto proteggere la sua reputazione". Becciu spiegò allora che il Papa era stato informato degli accertamenti e delle prove contro Milone prima della richiesta a quest'ultimo di dimettersi.

Si tratta di una versione diversa rispetto a quella esposta in aula davanti al Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone, con dichiarazioni spontanee, senza cioè essere interrogato al riguardo. Nel 2017 Becciu disse infatti infatti che ci fu un istruttoria vaticana contro Milone i cui risultati furono poi portati in un secondo momento al Papa. Non - come ha detto in Aula - che lui ( ignaro di tutto) era stato richiesto direttamente dal Papa solamente di comunicare la decisione papale e cioè solo di procedere a far dimettere Milone con cui aveva rapporti “gentili” , come ha dichiarato il 5 maggio , sempre in aula.

Per quanto invece attiene ai capi di imputazione di cui deve rispondere per l’uso dei fondi della Segreteria di Stato, per l’Obolo di San Pietro , per i finanziamenti alla Cooperativa Spes dal fratello ad Ozieri, per i bonifici da mezzo milione di euro per la sedicente esperta di intelligence Cecilia Marogna , invece, Becciu ha inanellato una serie consistente di “non ricordo”.

“Lo stress del processo ha influito molto sulla mia memoria”., ha affermato Becciu, mentre le slides con le immagini di decine di documenti e lettere firmate da lui per autorizzare pagamenti e investimenti vengono proiettate sul muro dell’Aula di giustizia vaticana. Non risponde neppure sulla vicenda delle indagini sul rapimento della suora colombiana, nonostante sia stato liberato dal segreto sempre da Papa Francesco, puntualizza solo che lui non ha mai parlato di riscatto da pagare ai rapitori, cosa che aveva dato ad intendere nell’udienza del 5 maggio. E ha ribadito che fu la Marogna a portargli i generali Carta e Caravelli dell’AISE. E non fu invece Becciu stesso ad accreditare Marogna presso i servizi italiani. La donna dormì a casa sua, conferma, ma perchè aveva paura del Covid e non voleva andare in albergo.

In Aula si sono rivissuti gli anni durissimi del braccio di ferro tra la Segreteria dell’Economia guidata da Pell e la Segreteria di Stato, quanto alla gestione e rendicontazione dei soldi, degli investimenti, dei fondi. E’ stata mostrata dal proiettore la minuta del 3 ottobre 2015 di una risposta della Segreteria di Stato ai rilievi posti da Pell.

E anche la ferma presa di distanza scritta dall’attuale prefetto dell’Economia , padre Guerrero, davanti ai tentativi che avevano come terminale Becciu per rivendere il Palazzo di Londra, una volta che erano iniziate le indagini. Offerte presentate al Papa una volta che erano scadute, tentativi non andati a buon fine e rifiutati anche dal cardinale Parolin. In ogni caso Becciu ha respinto le accuse di depistaggio, affermando di quelle proposte di acquista ne aveva parlato anche con il Promotore di Giustizia Milano.

Sono state mostrate da Diddi anche le immagini delle conversazioni whatsapp tra Becciu e altri coimputati, per “sbugiardare “i magistrati inquirenti. Ad esempio Becciu scrive a Crasso il 23 gennaio 2020 quando il cardinale non era minimamente ancora chiamato in causa. “Al momento giusto bisognerà fare una bella campagna di stampa!!Anzi, lei potrebbe farla subito.Chieda al suo avvocato se è il caso di sbugiardare subito i nostri magistrati!”

Con ordinanza letta all’inizio dell’udienza dal Presidente Giuseppe Pignatone, il Tribunale vaticano ha ammesso la costituzione di parte civile di mons. Alberto Perlasca nei confronti di SE Becciu in relazione al reato contestato nel punto EE del capo di imputazione, cioè la subornazione di testimone, cioè dello stesso Perlasca.