Mattarella, il cattolico, la fede e la politica.


A proposito di #Mattarella, a pochi giorni dalla sua rielezione. Mattarella, il cattolico, la fede e la politica in una mia intervista del 2 febbraio 2015 al direttore della @Civicat sul Corriere della Sera ( @Corriere) , dopo la sua prima elezione. Grazie ad @antoniospadaro per averla condivisa su @IstagramComms e su @Cyberteologia. Ci sono articoli ed interviste, dopo sette anni, freschi come il pane . E' il giornalismo che amo.

Eccola:




Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei Gesuiti, la Civiltà Cattolica, ha postato su Twitter una videointervista su YouTube in cui Mattarella descrive l’entusiasmo con cui ha vissuto gli anni del Concilio Vaticano II.

Perché? «Perché mi ha molto colpito. Il video mostra che è stato eletto presidente una personalità ricca, un giurista, un politico di elevata statura, la cui formazione cattolica ha dato frutti. È un cattolico non muscolare, non ideologico, cresciuto in un periodo complesso, che considera la sua fede come un enzima».

Un enzima? «Nella videointervista, che è del 2010, parla di sogni e di ideali, non di tattiche e di strategie. Per lui la fede è lievito dentro la storia. Non è un’ideologia astratta che si impone sulla realtà. Si richiama a due Papi: Giovanni XXIII e Paolo VI. Entusiasmo, speranza e innovazione per lui sono le tre parole chiave dell’eredità di quegli anni. Nel Concilio lo colpiva il senso pieno dell’universalità della Chiesa e la dimensione profetica della fede».

Un presidente d’altri tempi? «No. E per lo stesso Mattarella non sempre il passato è migliore del presente. E il cristiano vive nel presente. Niente amarcord».

Mattarella si è formato a stretto contatto con i gesuiti, questo c’entra con il suo cattolicesimo non ideologico? «Sì. C’è una parola che esprime questa caratteristica tipica dell’educazione dei gesuiti e che mi sembra abbia giocato un ruolo decisivo per Mattarella, così come emerge dalla sua stessa intervista, la parola “discernimento”. Essa esprime una visione positiva della realtà, un’apertura dialogica e la capacità di ascolto dell’altro. Oltre agli stretti contatti da adulto con padre Bartolomeo Sorge e padre Ennio Pintacuda. La sua formazione ha comunque avuto punti di riferimento plurale: i Fratelli maristi, l’Azione cattolica, i Padri rosminiani, la Pro civitate cristiana».

Il primo pensiero del presidente è andato «alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini». «Nel video dice testualmente: “Studiare insieme, vivere insieme un’esperienza di classe, di comunità e di studio mi ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese degli altri. Si cresce, se si cresce insieme. Ci si realizza, se ci si realizza insieme”. Sembra di sentire papa Francesco che si esprime negli stessi termini».

Mattarella è stato segnato dalla tragedia del fratello. Oggi mafia e corruzione sono ancora emergenza. «Mattarella è sceso in politica a causa di questa ferita viva nella carne: e dal fratello , che è stato politico di rottura , ha imparato la necessità della lotta alla corruzione. Questo è un tratto forte dell’identità del presidente, oggi particolarmente rilevante».

È singolare che un cattolico sia una riserva della Repubblica? «No, anzi. È proprio il suo cattolicesimo a dargli una concezione “laica” della politica, intesa come costruzione — da parte di persone di diverse esperienze e culture — della cosa pubblica e del bene comune. E questo è anche il pensiero di papa Francesco. Le due visioni del neoeletto e di papa Francesco mi sembrano straordinariamente consonanti».

Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei Gesuiti, la Civiltà Cattolica, ha postato su Twitter una videointervista su YouTube in cui Mattarella descrive l’entusiasmo con cui ha vissuto gli anni del Concilio Vaticano II.

Perché? «Perché mi ha molto colpito. Il video mostra che è stato eletto presidente una personalità ricca, un giurista, un politico di elevata statura, la cui formazione cattolica ha dato frutti. È un cattolico non muscolare, non ideologico, cresciuto in un periodo complesso, che considera la sua fede come un enzima».

Un enzima? «Nella videointervista, che è del 2010, parla di sogni e di ideali, non di tattiche e di strategie. Per lui la fede è lievito dentro la storia. Non è un’ideologia astratta che si impone sulla realtà. Si richiama a due Papi: Giovanni XXIII e Paolo VI. Entusiasmo, speranza e innovazione per lui sono le tre parole chiave dell’eredità di quegli anni. Nel Concilio lo colpiva il senso pieno dell’universalità della Chiesa e la dimensione profetica della fede».

Un presidente d’altri tempi? «No. E per lo stesso Mattarella non sempre il passato è migliore del presente. E il cristiano vive nel presente. Niente amarcord».

Mattarella si è formato a stretto contatto con i gesuiti, questo c’entra con il suo cattolicesimo non ideologico? «Sì. C’è una parola che esprime questa caratteristica tipica dell’educazione dei gesuiti e che mi sembra abbia giocato un ruolo decisivo per Mattarella, così come emerge dalla sua stessa intervista, la parola “discernimento”. Essa esprime una visione positiva della realtà, un’apertura dialogica e la capacità di ascolto dell’altro. Oltre agli stretti contatti da adulto con padre Bartolomeo Sorge e padre Ennio Pintacuda. La sua formazione ha comunque avuto punti di riferimento plurale: i Fratelli maristi, l’Azione cattolica, i Padri rosminiani, la Pro civitate cristiana».

Il primo pensiero del presidente è andato «alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini». «Nel video dice testualmente: “Studiare insieme, vivere insieme un’esperienza di classe, di comunità e di studio mi ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese degli altri. Si cresce, se si cresce insieme. Ci si realizza, se ci si realizza insieme”. Sembra di sentire papa Francesco che si esprime negli stessi termini».

Mattarella è stato segnato dalla tragedia del fratello. Oggi mafia e corruzione sono ancora emergenza. «Mattarella è sceso in politica a causa di questa ferita viva nella carne: e dal fratello , che è stato politico di rottura , ha imparato la necessità della lotta alla corruzione. Questo è un tratto forte dell’identità del presidente, oggi particolarmente rilevante».

È singolare che un cattolico sia una riserva della Repubblica? «No, anzi. È proprio il suo cattolicesimo a dargli una concezione “laica” della politica, intesa come costruzione — da parte di persone di diverse esperienze e culture — della cosa pubblica e del bene comune. E questo è anche il pensiero di papa Francesco. Le due visioni del neoeletto e di papa Francesco mi sembrano straordinariamente consonanti».



Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei Gesuiti, la Civiltà Cattolica, ha postato su Twitter una videointervista su YouTube in cui Mattarella descrive l’entusiasmo con cui ha vissuto gli anni del Concilio Vaticano II.

Perché? «Perché mi ha molto colpito. Il video mostra che è stato eletto presidente una personalità ricca, un giurista, un politico di elevata statura, la cui formazione cattolica ha dato frutti. È un cattolico non muscolare, non ideologico, cresciuto in un periodo complesso, che considera la sua fede come un enzima».

Un enzima? «Nella videointervista, che è del 2010, parla di sogni e di ideali, non di tattiche e di strategie. Per lui la fede è lievito dentro la storia. Non è un’ideologia astratta che si impone sulla realtà. Si richiama a due Papi: Giovanni XXIII e Paolo VI. Entusiasmo, speranza e innovazione per lui sono le tre parole chiave dell’eredità di quegli anni. Nel Concilio lo colpiva il senso pieno dell’universalità della Chiesa e la dimensione profetica della fede».

Un presidente d’altri tempi? «No. E per lo stesso Mattarella non sempre il passato è migliore del presente. E il cristiano vive nel presente. Niente amarcord».

Mattarella si è formato a stretto contatto con i gesuiti, questo c’entra con il suo cattolicesimo non ideologico? «Sì. C’è una parola che esprime questa caratteristica tipica dell’educazione dei gesuiti e che mi sembra abbia giocato un ruolo decisivo per Mattarella, così come emerge dalla sua stessa intervista, la parola “discernimento”. Essa esprime una visione positiva della realtà, un’apertura dialogica e la capacità di ascolto dell’altro. Oltre agli stretti contatti da adulto con padre Bartolomeo Sorge e padre Ennio Pintacuda. La sua formazione ha comunque avuto punti di riferimento plurale: i Fratelli maristi, l’Azione cattolica, i Padri rosminiani, la Pro civitate cristiana».

Il primo pensiero del presidente è andato «alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini». «Nel video dice testualmente: “Studiare insieme, vivere insieme un’esperienza di classe, di comunità e di studio mi ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese degli altri. Si cresce, se si cresce insieme. Ci si realizza, se ci si realizza insieme”. Sembra di sentire papa Francesco che si esprime negli stessi termini».

Mattarella è stato segnato dalla tragedia del fratello. Oggi mafia e corruzione sono ancora emergenza. «Mattarella è sceso in politica a causa di questa ferita viva nella carne: e dal fratello , che è stato politico di rottura , ha imparato la necessità della lotta alla corruzione. Questo è un tratto forte dell’identità del presidente, oggi particolarmente rilevante».

È singolare che un cattolico sia una riserva della Repubblica? «No, anzi. È proprio il suo cattolicesimo a dargli una concezione “laica” della politica, intesa come costruzione — da parte di persone di diverse esperienze e culture — della cosa pubblica e del bene comune. E questo è anche il pensiero di papa Francesco. Le due visioni del neoeletto e di papa Francesco mi sembrano straordinariamente consonanti».