San Diego Connection: denaro e terrorismo


Le ventotto pagine del Rapporto dei Comitati parlamentari Usa per l'intelligence sulle indagini condotte dai servizi segreti americani prima e dopo gli attacchi dell' 11 settembre 2001 sono rimaste segrete per tredici anni. La Cia le ha desecretate il 16 luglio 2016, per ordine del Presidente uscente Barack Obama (dopo le ripetute richieste dei parenti delle vittime, di molte associazioni e di diversi politici americani) e contengono la Parte 4 del Rapporto parlamentare.

Il capitolo riguarda quanto è stato scoperto su " alcune materie sensibili in materia di sicurezza". Tanto sensibili appunto da rimanere celate alla pubblica opinione per così lungo tempo. Si tratta in sostanza della rete di supporto e dei finanziatori stranieri degli attentatori suicidi delle Torri gemelle.

Nonostante ciò il documento ha avuto pochissima eco sui mass media, anche perchè purtroppo, occupati a dar conto dei ripetuti attacchi in Europa di adepti dell'ISIS (Stato islamico) in quello che si può dire essere stato un vero e proprio luglio di sangue ( Dacca , Nizza, Monaco, Rouen).

Eppure c’è un lungo filo rosso che lega gli attentati dell’11 settembre di 15 anni fa negli Stati Uniti e la guerra civile in Siria che dal 2011 ad oggi ha causato quasi mezzo milione di morti,4 milioni di profughi, e la diaspora del terrore in tutto il mondo, ma principalmente in Europa dei gruppi jihadisti , a partire dall' Isis. Tragedie nelle quali un potenti e ricchi alleati dell’Occidente hanno giocato un ruolo ambiguo: ieri per le relazioni con gli attentatori del World Trade Center, oggi come sostenitori dei gruppi più estremisti.

Il Rapporto desecretato insomma porta acqua alle prese di posizione di Papa Francesco del 27 e 31 luglio 2016 , sui voli per la Giornata della Gioventù. Sostanzia le sue dichiarazioni sul fatto che dietro il terrorismo islamico ci sono ben precisi interessi geostrategici ed economici. E che la Terza guerra mondiale - che è iniziata - nella sua radice profonda NON e' religiosa, anche visto che - aggiungiamo noi - nell'Islam non c'e' una concezione laica dello Stato che preveda la distinzione tra potere politico e militare e quello religioso.

E se è vero che come ha affermato l'attuale direttore della CIA , John Brennan, in un'intervista nel mese di giugno 2016 alla tv di stato saudita, Al Arabiya, " dopo le investigazioni di questi anni non c'è prova per affermare che il governo saudita come istituzione o alti responsabili sauditi individualmente abbiano sostenuto gli attacchi dell'11 settembre", Brennan ha comunque sostenuto l'opportunità che il rapporto venisse pubblicato. Per fugare incertezze sul coinvolgimento statale saudita (così come invece affermato esplicitamente dal Comitato parlamentare), ma anche per far vedere quello che è emerso ai livelli più bassi.

NON PROVE, MA IL FUMO DI UNA PISTOLA CHE AVEVA APPENA SPARATO.

Anche l'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, ai tempi dell'attentato del 2001 (che aveva rifiutato di accettare un assegno di 10 milioni di dollari dei sauditi per aiutare la città colpita ) ha chiesto a gran voce nei mesi scorsi la pubblicazione delle pagine adesso desecretate . Nel documento NON è contenuta la cosiddetta prova, ma una moltitudine di indizi sui contatti e le relazioni tra i 19 dirottatori suicidi (di cui 15 sauditi) degli aerei che hanno abbattuto le Torri gemelle , non con governo, ma con personale saudita, le prove dei finanziamenti ai suicidi e alle loro famiglie. Indizi emersi solo grazie al lavoro del Comitato parlamentare americano, mentre l'intelligence non aveva focalizzato il ruolo saudita. La lettura del documento è di per sé impressionante.

Ad esempio vengono descritti in dettaglio i rapporti tra un agente dei servizi segreti sauditi, Omar al Bayoumi,rientrato nel proprio paese un mese prima degli attentati, con due dirottatori, viene affermato che i finanziamenti inviati da una società saudita che lavorava per il ministero della difesa, hanno subito un 'impennata a partire dall'aprile 2000, due mesi dopo i due attentatori delle Torri Gemelle arrivarono a San Diego (California) e continuarono fino all'agosto 2001. La società aveva rapporti con bin Laden, Bayoumi aveva rapporti anche con la Holy Land Foundation, sospettata di raccogliere fondi per Hamas. Un altro personaggio in contatto con gli attentatori e con Bayoumi era Osama Bassnan, descritto come ufficiale intelligence dai mussulmani di San Diego e . Lui e sua moglie hanno ricevuto aiuto finanziario dall'allora Ambasciatore saudita negli USA e da sua moglie. Si parla poi di un diplomatico saudita che all'epoca lavorava al consolato di Los Angeles, Al Thurnairy, e uno degli imam della Moschea Fahad di Culver City in California. Saleh al Hussayen, un impiegato del ministero dell'Interno saudit nel settembre 2001 ha soggiornato nello stesso hotel in Virginia in cui prese alloggio uno deli attentatori.

Il Comitato parlamentare esprime poi le sue preoccupazioni per un memorandum sui finanziamenti e le relazioni degli attentatori ,trovato durante le sue indagini tra i file dell'ufficio FBI di San Diego. E questi sono solo alcuni esempi di quanto si può leggere.

ALLORA E ORA.

La cosa più interessante è però l'attualità di quanto apprendiamo dal Rapporto (on line con un buon numero di omissis sui nomi delle fonti coinvolte). Tutti i parlamentari americani che hanno richiesto la pubblicazione di quelle 28 pagine ritengono infatti che essa non solo fa luce su un aspetto fondamentale dell’11 settembre, ma é importantissima per capire e affrontare i nuovi drammi del Medio Oriente. Walter Jones: “Sono rimasto scioccato da quel che ho letto: ci sono informazioni critiche per la direzione futura della nostra politica estera”. Thomas Massie: “Leggere quelle pagine mi ha irritato e costretto a ridefinire la mia percezione della storia e di quello che accade in Medio Oriente”. John Lehman, ex capo di stato maggiore della Marina e membro della Commissione sull’11/9: “Quelle pagine sarebbero di grande aiuto ai nostri governanti per capire meglio le minacce che oggi ci troviamo a fronteggiare”.

E' interessante notare che la desecretazione è avvenuta DOPO il viaggio, dell'aprile 2016, in cui Obama ha chiesto al governo in Arabia Saudita un maggiore impegno contro l'ISIS, e la visita è stata organizzata in prossimità del quinto anniversario dell'attacco di Abbottabad, in cui è stato ucciso il leader di Al Quada, Osama bin Laden.

Sembra insomma che gli Stati Uniti abbiano accuratamente "gestito" il dossier saudita, cercando di usare il "passato", in vista del prossimo futuro.

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