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Nuovi capi di imputazione per Mincione, Torzi, Crasso e Tirabassi.


Il testimone Capaldo ha confermato la pratica del monitoraggio richiesto dal sostituto Pena Parra anche nei confronti di Milanese, vicino a Papa Francesco.



di Maria Antonietta Calabrò


Al termine dell'udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato  vaticana - la 54/a  - il Promotore di giustizia Alessandro Diddi (nella foto) ha depositato una nuova lista di capi di imputazione con ulteriori ipotesi  di reato emerse a carico degli imputati Raffaele Mincione e Gianluigi Torzi (corruzione per la vicenda della società Aspigan ). Corruzione anche a carico di Enrico Crasso, ma per la vicenda Sloane & Cadogan, oltre all’ipotesi di autoriciclaggio. Anche per Fabrizio Tirabassi autoriciclaggio, in relazione al presunto concorso in una truffa sulle monete vaticane.

Si tratta di fatti emersi nel corso delle indagini di un altro fascicolo processuale, il 50/21, per cui procedono ulteriori indagini, ma  che in relazione a questi fatti contestati ai quattro imputati sono stati riunificati al processo-madre di cui è in corso il dibattimento e cioè il procedimento 45/19.

In relazione alle nuove contestazioni Diddi ha depositato due Relazioni della Gendarmeria che sono alla base delle nuove accuse (circostanze emerse durante  la recente deposizione del Commissario De Sanctis) . Le eccezioni delle difese dei quattro saranno discusse nella prossima udienza fissata per il 19 aprile 2023, data in cui sono stati nuovamente convocati come testimoni il fratello del cardinale Angelo Becciu, Tonino, e don Mario Curzu per la vicenda dei finanziamenti alla cooperativa SPES di Ozieri (Sassari).  Il Presidente Pignatone ha comunicato infatti mercoledì 29 marzo che nessun legittimo impedimento può essere riconosciuto ai testimoni.  tonino Becciu dovrà presentarsi in Aula anche se è sottoposto ad indagini della Procura di Sassari ed è parente di un imputato nel processo (cioè SE Becciu).

L'udienza del 30 marzo è stata dedicata alla conclusione della testimonianza dell’ingegner Luciano Capaldo, (iniziata il 22 novembre 2022) ,esperto di valutazioni immobiliari operante a Londra, che dopo aver collaborato con le società di Torzi ha assistito la Segreteria di Stato durante la trattativa con lo stesso Torzi per il palazzo di Sloane Avenue. Capaldo attualmente ha un’ incarico dell’Apsa per la chiusura definitiva delle società coinvolte nell’affare di Londra, dopo la vendita  del palazzo ex Magazzini Harrods , effettuata nel 2022 a Bain Capital.

Un aspetto particolare del controesame da parte dell'avvocato Marco Franco, che difende Torzi, ha riguardato i monitoraggi che sarebbero stati ordinati dall’attuale sostituto della Segreteria di Stato, mons. Edgar Pena Parra. (https://www.justout.org/single-post/spionaggio-in-vaticano-pena-parra-ammette-lo-ior-valuta-la-denuncia-anche-in-italia)

Capaldo ha risposto di aver conosciuto l'esperto di intelligence Gianni Ferruccio Oriente "solo come tecnico informatico. Che fosse l'autista di qualcuno del Sisde l'ho appreso solo recentemente leggendo i giornali" ( si trattava dell’allora capo del Sisde Malpica) .Oriente ha una società a Sassari e da una chat sembrava che il testimone si fosse recato in Sardegna per incontrare lo stesso Oriente. Cosa che Capaldo ha negato essere avvenuta.

Sul fatto che lui avesse nel telefonino un dispositivo che accedeva alla videosorveglianza dell'ufficio londinese di Torzi, Capaldo ha spiegato: "avevo la app ma con le credenziali di un altro funzionario dell'ufficio e comunque si vedeva solo un'immagine fissa, senza poter ascoltare voci. Ho visto sempre e solo immagini fisse dell'ufficio, anche se con la videosorveglianza di casa mia, che ho sulla stessa app, vedo anche immagini in movimento. Alla mia rottura del rapporto con Torzi non ho distrutto la app, primo perché non ne sono capace, secondo perché la uso anche per la videosorveglianza della mia abitazione".

Fu mons. Pena Parra a chiederle di accedere alla videosorveglianza di Torzi? "Sì, me lo chiese lui", ha risposto Capaldo. Sempre l'avv. Franco ha chiesto: "Lei ha mai fatto pedinare qualcuno?". "Mai", ha risposto il testimone, però ammettendo subito dopo: "Me lo chiese Sua Eccellenza (Pena Parra, ndr), persona stimatissima per la quale mi farei ammazzare". "E per la quale ha commesso un reato!", ha incalzato il legale. "Il sostituto mi chiese di accertarmi se Giuseppe Milanese era a Londra", ha raccontato Capaldo a proposito del presidente della Cooperativa sociale Osa e vicepresidente di Confcooperative Lazio, già coinvolto nella trattativa per conto della Segreteria di Stato in quanto amico del Papa. "Io non sono in grado di verificare una cosa del genere, risposi. Ci sono agenzie per svolgere questi servizi. Incarichiamo quindi un'agenzia. Ma non arrivammo assolutamente a nulla", ha proseguito Capaldo.

L'avvocato Franco ha allora citata una chat con mons. Mauro Carlino, a quel tempo segretario di Pena Parra, in cui Capaldo diceva: "ho dato disposizione di far seguire il 'galantuomo' dalle ore... alle ore...". "Era Milanese", ha confermato il testimone.

Durante l'udienza, comunque, è stato sottolineato  dal Presidente Giuseppe Pignatone che far controllare una persona, nell'ordinamento vaticano non risultava all’epoca dei fatti come reato, in quanto non c’era  nell’ordinamento di Oltretevere l’equivalente dell’articolo 615 bis del codice penale italiano. Certo l’accesso abusivo si sistemi informatici non era reato ma lo è la violazione della corrispondenza, l’abuso d’ufficio degli insiders ( già stigmatizzata a livello finanxiario dall' ultimo Report di Moneyval nel 2021 ) che usano i propri poteri per fare qualcosa che non spetta all’ufficio e il peculato perché usano soldi pubblici ( cioè dello Stato vaticano) per fare qualcosa di illegale.

Anche se Capaldo lo ha negato in aula, resta inoltre non chiaro se i monitoraggi siano avvenuti anche in Italia. Milanese opera in Italia , ha una cooperativa sociale OSA ed è vicepresidente della Confcoperative italiane.



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