BECCIU’S VERSION. CHAPTER TWO:INVESTMENTS AND PETER’S PENCE


PUBBLICO CON SUCCESSIVI POST I VARI CAPITOLI DELLA MEMORIA DIFENSIVA LETTA IL 5 MAGGIO 2022 da SE ANGELO BECCIU, cui e’ seguito l’inizio dell ‘interrogatorio da parte del Promotore di giustizia Alessandro Diddi.

FOR THE RECORDS. (Maria Antonietta Calabrò)


SE ANGELO BECCIU :”Oltre alle infamanti accuse relative alla cooperativa Spes, mi vengono mosse accuse riguardanti gli investimenti della SdS, rispetto ai quali — voglio dirlo chiaramente — avrei abusato dei miei poteri, non per lucro personale ma per far arricchire persone a me sostanzialmente sconosciute.

Relativamente a tali investimenti, mi viene contestata anzitutto una mia presunta carenza di legittimazione a disporre delle finanze della SdS.

Inoltre, mi viene contestato l’uso di denari provenientidall’Obolo di San Pietro, ai quali, addirittura, avreiimpresso finalità incompatibili con la loro destinazione istituzionale.

Tutte queste accuse, sig. Presidente, sono totalmente infondate.

Art. 172 Pastor Bonus

In primo luogo, sig. Presidente, mi si accusa di aver violato l’art. 172 della Costituzione apostolica Pastor Bonus. In buona sostanza, la SdS avrebbe dovuto, secondo questa impostazione, richiedere l'assenso all’APSA (Amministrazione del Patrimonio per la Sede Apostolica) per gli investimenti finanziari, adoperati nell’interesse istituzionale, che ha condotto.

Al riguardo devo precisare che detto articolo non si può applicarlo ai fondi in dotazione della Segreteria di Stato perché di essi, sin dalla loro creazione, risalente al Pontificato di Paolo VI, erano a conoscenza solo il Santo Padre, il Segretario di Stato, il Sostituto e gli addetti dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato.

La SdS pertanto rendeva conto della propria amministrazione, e quindi anche degli investimenti finanziari effettuati con le proprie sostanze, direttamente al Segretario di Stato e al SP, e questo avveniva ad opera del Sostituto con cadenza semestrale.

Sottolineo con forza come non si trattava di “fondi neri”, per usare locuzioni giornalistiche, ma di un vero e proprio Fondo Sovrano, costituito ben prima del mio arrivo e non contabilizzato con il bilancio della Santa Sede.

Pertanto, diversamente dalla prospettazione accusatoria, ribadisco con forza come vi era generale consenso, e personale convinzione, che la SdS non era vincolata al rispetto di quanto disposto dall’art. 172 della Pastor Bonus.

Del resto lo dimostrano i seguenti i fatti:

- La prassi dei miei predecessori: Quanto ho affermato sin qui, ben lungi da essere una mia invenzione, è piuttosto da definirsi una “eredità”, un modo di condurre la Sezione per gli Affari Generali, stratificato nel tempo, dai vari Sostituti che si sono avvicendati e alle cui prassi mi sono conformato, ritenendole senza dubbio corrette ed anche utili.

- Presentazione rendiconto semestrale: ogni semestre presentavo al al Cardinal Segretario di Stato e Santo Padre il bilancio che veniva predisposto dall’Ufficio Amministrativo. Mai, in quest’opera di presentazione, ebbi una osservazione o una censura. L’illustrazione avveniva in termini esaustivi e non furono mai avanzate necessità di supplementi istruttori o chiarimenti particolari. Vi fu sempre, dunque, massima trasparenza e piena normalità di comportamento fra tutti i soggetti coinvolti. Mai vi fu l’obiezione né da parte del Santo Padre né da parte del Segretario di Stato sul come mai la Segreteria di Stato stesse promuovendo investimenti. Anzi, vi furono segni di compiacimento quando comunicavo che ogni anno da tali investimenti si avevano benefici; pur non disponendo al momento dei documenti, mi pare di ricordare che gli stessi si attestavano attorno ai 10 milioni di euro l’anno.

- Deleghe conferite dal Cardinale Segretario al Sostituto: al momento dell’assunzione dell’incarico di Sostituto, con rinnovo quinquennale, questi riceveva da parte del Cardinale Segretario di Stato una apposita delega con la quale veniva autorizzato a disporre delle risorse finanziarie della SdS. Ove si legge testualmente: «S.E. Mons. Becciu … ha assunto, pertanto, i poteri a firma disgiunta su ogni contratto di natura bancaria, sulla richiesta e la sottoscrizione di finanziamenti, sulle operazioni di deposito, ritiro, pagamento, acquisto e vendita titoli, effettuati in nome e per conto della SdS, nel rispetto della normativa vigente in materia.» Ne abbiamo prodotta copia al Tribunale (allegato 9 della prima produzione documentale).

- In ordine all’autonomia finanziaria della SdS, vi è poi l’intervista a SE Mons. Nunzio Galantino, attuale Presidente dell’APSA (Avvenire – 30 ottobre 2021). In essa, egli conferma che la SdS non aveva necessità di assentimenti o autorizzazioni per le spese di propria competenza: «[la SdS] né era tenuta a chiedere autorizzazione alcuna per atti di straordinaria amministrazione, come invece sono tenuti a fare altri dicasteri, che devono chiedere il nihil obstat della Spe».s

- In ultimo, Motu proprio “Circa alcune competenze in materia economico-finanziaria : Il 26 dicembre 2020. Il SP dispone con detto Motu Proprio “Circa alcune competenze in materia economico-finanziaria”, col quale Egli dispone che la titolarità di fondi e conti bancari così come degli investimenti della SdS vengono, d’ora in avanti, trasferiti all’APSA, «che curerà la loro gestione ed amministrazione». Ne consegue, con ogni evidenza, che fino al 26 dicembre 2020 la SdS aveva assoluta autonomia nella gestione ed amministrazione, altrimenti non avrebbero avuto senso queste nuove disposizioni.

Quali risorse per gli investimenti?

Non soltanto avevo, come ho dimostrato, piena legittimazione a disporre delle risorse finanziarie della SdS per operare tali investimenti; ma è necessario che si chiarisca un ulteriore errore commesso dall’Accusa sul punto, e precisamente alla natura delle risorse impiegate per eseguire gli investimenti contestati.

Una delle questioni più pubblicamente esibite di questa vicenda giudiziaria è la seguente: furono o meno usati, per gli investimenti in questione, fondi derivanti dall’Obolo di San Pietro?

• La mia risposta ferma è: no! Non furono utilizzati i fondi dell’Obolo, ma i fondi di riserva della Segreteria di Stato. Suffrago la mia riposta dapprima con le parole di Mons. Galantino e poi con alcune informazioni che darò sull’entità dell’Obolo e le sue finalità.

- Sempre Mons. Galantino, nella già richiamata intervista dichiara: « Comunque è importante dire che le perdite hanno avuto ricadute sul fondo di riserva della SdS, non su altri fondi né sul Fondo dell’Obolo di San Pietro che viene utilizzato, anno per anno, per le spese della missione del Papa»; e ancora, sempre Mons. Galantino: «Le perdite dell’investimento di Londra sono state sopportate dal fondo di riserva della SdS, e non dall’Obolo di San Pietro o da quello a disposizione del Santo Padre».

L’Obolo di San Pietro

Lasciatemi ora dire due parole sull’Obolo di San Pietro.

1) Che cos’è l’obolo di San Petro?

L’Obolo di San Pietro, se il Sig. Presidente permette la piccola digressione storica, ha origini antiche. Sifa risalire la sua storia ai tempi dell’alto medioevo,quando un re anglosassone avrebbe sostenuto economicamente i pellegrini diretti a Roma con un penny annuo di ogni famiglia del suo regno.

Ma l’Obolo vero e proprio, come lo intendiamo noi oggi, è nato a partire dal crollo dello Stato Pontificio, nel 1870, quando il Papa si ritrovò senza risorse economiche ed impossibilitato a svolgere la sua missione di Pastore Universale.

Furono i cattolici americani, seguiti poi da fedeli di altri Paesi, che iniziarono a raccogliere il cosiddetto Peter’s Pence, o l’Obolo o l’Argent di Saint Pierre, le offerte cioè da inviare al Papa per sostenerlo nelle spese della Curia romana. Pio IX, il Pontefice dell’epoca, nel 1871 scrisse un’ Enciclica SaepeVenerabiles, per ringraziare i fedeli di tutto il mondo di tanta generosità. E da allora la raccolta del’Obolo, solitamente fissata per il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo, si diffuse sempre più nel mondo ed è divenuta una prassi costante.

La finalità originaria e principale dell’Obolo è stata quella di contribuire alle spese del governo centrale della Chiesa. Nei tempi recenti vi si è aggiunta anche la finalità caritativa del Papa, ma non sempre è stato così e non lo è tutt’ora.

Se si va nel sito dell’obolo vi è la seguente dicitura: «l’obolo ha una duplice finalità: 1) il sostegno della missione universale del Successore di S. Pietro, il quale si avvale di un complesso di organismi che prendono il nome di Curia romana (cfr. Cann. 360-361 CIC) e di oltre cento Rappresentanze Pontificie sparse in tutto il mondo (cfr. Cann. 362ss. CIC) 2) il sostegno alle opere di carità del Papa a favore dei più bisognosi».

Appare dunque chiaro che la finalità dell’Obolo di San Pietro è principalmente quella di sostenere la Curia romana, oltre al sostegno dei bisognosi.

2) Continuando l’illustrazione sull’Obolo: lo si può investire? Domanda cruciale! Ribadisco subito che, come pure affermato da Mons. Galantino, esso non è stato usato per tali investimenti; ma in ogni caso, ove pure questo fosse stato, dissento fermamente dall’impostazione dell’Accusa e nel farlo voglio citare le parole del SP — pronunciate nella conferenza stampa nel volo di ritorno dal Giappone, il 26 novembre 2019 — che meglio descrivono i reali termini della questione: «Prima di tutto, la buona amministrazione normale: arriva la somma dell’Obolo di San Pietro, e che cosa faccio? La metto nel cassetto? No. Questa è una cattiva amministrazione. Cerco di fare un investimento, e quando ho bisogno di dare, quando ho le necessità, durante l’anno, si prendono i soldi, e quel capitale non si svaluta, si mantiene o cresce un po’. Questa è una buona amministrazione. Invece l’amministrazione “del cassetto” è cattiva».

3) Voglio, poi, riportare, sempre a dimostrazione della mia assoluta buona fede nel corso della mia intera attività svolta, quanto lo stesso Capo Ufficio dell’Ufficio Amministrativo, Mons. Perlasca, ancora il 29 ottobre 2019, a mia precisa domanda mi scriveva, tramite messaggio, presente in atti (esibire foglio): «Ti ricordi quanto dell’Obolo viene destinato ai poveri e quanti interessi più o meno di tutti i nostri investimenti presentavo ogni semestre al Papa?», il monsignore così rispondeva: «Dipende dagli anni e dalle richieste. In genere, si viene incontro ai bisogni immediati derivanti da catastrofi naturali, alla richieste di borse di studio. È stato finanziato un progetto di assistenza nelle parrocchie di Roma e nelle zone di sbarco dei migranti. Circa 2 milioni direi, su 60 di raccolta. Ma attenzione: carità e ministero pastorale del Santo Padre. E ministero pastorale vuol dire Curia romana. Cosa potrebbe fare il Papa senza la Curia romana? Anche gli interessi dipendevano da anno ad anno. Abbiamo avuto due grosse crisi nel 2008 e nel 2011. In genere, si stava sui 10 milioni di media all’anno».

Ad ogni modo, quando arrivai in SdS nel 2011, era materialmente impossibile investire risorse effettivamente provenienti dal fondo Obolo.

Infatti, la raccolta dell’Obolo ogni anno, in media, si attestava sui 45/50 milioni di euro. Di questi, ogni mese la SdS doveva trasferire, a titolo di contributo, 5 milioni di euro all’APSA per il fabbisogno della Curia (per un totale di 60 milioni annui). Questo contributo aumentò poi ad 8 milioni al mese grazie alle riforme del Cardinale Pell (per un totale di 96 milioni l’anno).

Oltre a ciò, la SdS sosteneva parte delle spese della Radio vaticana, il cui totale ammontava a circa 33 milioni di euro l’anno, nonché quelle delle Rappresentanze diplomatiche della Santa Sede, per un budget di circa 30 milioni.

Cosa mai restava quindi dell’Obolo? Niente!

Era questa la ragione per la quale gli investimenti non solo erano possibili, così come storicamente effettuati, ma necessari per contribuire al fabbisogno della Curia e non certo sostenuti dall’Obolo!

Queste sono le ragioni, di tipo matematico, per le quali l’assunto accusatorio risulta completamente smentito”