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EMANUELA ORLANDI: TEMPI E MODI SONO IN MANO A LO VOI.


di Maria Antonietta Calabrò


Un'importante prospettiva sugli sviluppi giudiziari futuri delle nuove indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sono emersi nella audizione del 6 giugno 2023 del Procuratore di Roma Francesco Lo Voi e del Promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi davanti alla Commissione affari costituzionali del Senato.

Diddi ha detto che la sua istruttoria "è piccola" , che tra qualche mese i suoi accertamenti saranno conclusi, ma che vista la collaborazione instaurata con la Procura di Roma, secondo quanto è previsto dalle regole internazionali, attenderà a divulgarne gli esiti finché Piazzale Clodio non sarà pronto a rendere noti i suoi. Tempi e modi sono in mano a LoVoi rules, si potrebbe dire.

Quanto alla Commissione parlamentare d'inchiesta i due rappresentanti dell'accusa non potevano essere più chiari. Sia  Lo Voi -che ha riaperto le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi dopo che ha ricevuto da Oltretevere una serie di atti della istruttoria vaticana - e Diddi - che a gennaio ha aperto la prima indagine vaticana sulla scomparsa della ragazza - sono contrari. Per Diddi si può trasformare in una "intromissione perniciosa” nelle nuove indagini, per Lo Voi in un “palcoscenico” per chi già in passato ha dato prova di perseguire fini diversi da quelli di giustizia. 

 Lo Voi ha ricordato che quando era capo della Procura di Palermo ha “convissuto” per anni con la Commissione parlamentare antimafia che ha poteri d’inchiesta come la magistratura, per sottolineando così, che non è questo il punto. Non è mai esistita del resto una Commissione d’Inchiesta su una singola istruttoria penale.

La Commissione Antimafia ha sempre avuto come oggetto il fenomeno della mafia e delle mafie nel nostro Paese e non un singolo processo contro un imputato o un gruppo di imputati. Lo stesso si può dire per la vecchia Commissione stragi, e per la Moro I (che esplorò il fenomeno del terrorismo in Italia e le dinamiche politico-parlamentari concomitanti alla strage di via Fani e al sequestro). La Commissione Moro 2 ebbe l’incarico di approfondire i punti che dopo sei processi penali definitivi, in base a sentenze della magistratura sono rimasti oscuri e come contenitore delle migliaia di documenti desecretati in base a una legge dello Stato del 2014 (versando poi gli atti raccolti alla Procura di Roma).

 Con riferimento alla Orlandi invece sono state appena aperte due nuove indagini in Vaticano (a gennaio) e dalla Procura di Roma (a marzo), quindi come ha dichiarato il Promotore vaticano Diddi, con la Commissione si rischierebbe di aprire una terza indagine. Anzi se ne aprirebbe anche “una quarta”, quella che si svolge sulla stampa o meglio quella che viene alimentata sulla stampa da personaggi che hanno già dato prova di essere intervenuti per depistare. L’istituzione di una commissione “è una scelta del Parlamento“ ha aggiunto Lo Voi, “ma bisogna, per far sì che si possa ottenere il massimo delle garanzie ed evitare possibili strumentali palcoscenici a chi è mosso da interessi diversi da quelli della giustizia". E ha anche precisato: non fornire "palcoscenici ulteriori a qualcuno che probabilmente di qualche palcoscenico in passato ha già fatto uso". "Abbiamo situazioni - ha spiegato ai senatori della Commissione Affari Costituzionali - in cui gli stessi soggetti in una sede hanno detto una cosa, in altra sede un'altra e in una terza un'altra ancora. Ci sono discrasie non sempre messe in evidenza per la valutazione corretta della loro attendibilità".

 Lo Voi ha preannunciato persino “un possibile imbarazzo" che potrebbe coinvolgere gli inquirenti se il Parlamento decidesse di tirare dritto. Per questo ha detto di confidare "davvero sulla cautela". “Per preservare le indagini in corso”, che evidentemente hanno imboccato una strada precisa. Ha parlato anche del fenomeno cui si assiste di “libri già scritti“, le cui tesi la Commissione d’inchiesta sarebbe spinta ad avvalorare. "Noi abbiamo tutto l'interesse a contribuire, ove possibile, alla ricerca della verità. In questi anni sono stati scritti e sono state dette tante cose. Il mandato che ho ricevuto è quello di dare ampia e totale incondizionata assistenza all'autorità giudiziaria italiana" ha detto Diddi (che era stato convocato in modo del tutto irrituale, con mail e telefonata alla segretaria, per cui la Commissione ha dovuto prendere atto di una lettera garbata ma ferma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in cui la Commissione è stata sollecitata in futuro a seguire le corrette procedure internazionali).

 

È poi intervenuto l’ex Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone che ha ricordato di aver “vistato, non ero io il titolare dell'inchiesta, il procedimento di archiviazione che ha concluso anche per la scadenza dei tempi, la richiesta di archiviazione poi è stata accolta dal gip, e confermata anche dalla Cassazione". Delusi dalle audizioni l’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgrò per cui “il clima è cambiato” e la “commissione è l’ultima possibilità per la verità" e Pietro Orlandi a cui non sono piaciute le parole di Diddi. 

Secondo il giornalista Andrea Purgatori la Commissione sarebbe utile per approfondire le circostanze di “scenario e per recepire atti dei servizi segreti italiani. Ha denunciato anche l’ingerenza “violenta”del Vaticano sulla testata Corriere della Sera per cui, dopo il rapimento della ragazza, sarebbe stato rimosso dal seguire il caso.


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