
EPSTEIN, BANNON AND THE VATICAN
- di Maria Antonietta Calabrò
- 9 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min
“Butteremo giù Francesco“, "Will take down Francis". Lo scambio di messaggi tra Steve Bannon, ex strategist di Donald Trump, e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, sembra portare alla luce l'ambizione di far cadere Papa Francesco. I testi sono compresi negli Epstein files desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano e documentano l'intenzione di usare come arma i dossier su omosessualità e pedofilia. L’intenzione di Bannon è documentata nel giugno 2019, quindi poche settimane prima dell’arresto di Epstein (6 luglio 2019) e dimostra anche che Bannon era rimasto in stretto contatto con Epstein sino alla fine (morirà in carcere a Manhattan il 10 agosto 2019).
A che cosa si riferisse Bannon viene indicato dalla sigla “Itcv“ riportata nelle mail inviate a Epstein, il quale chiede di che si tratta. L’esponente del movimento Maga risponde: "In the closet of the Vatican", titolo del libro pubblicato quello stesso febbraio dal sociologo e storico francese Frédéric Martel sull’omosessualità e sull’ipocrisia degli alti ranghi vaticani. Epstein risponde con un secco "Porn". Gli attacchi contro Francesco erano partiti nell’estate del 2018, con la campagna dell’ex nunzio apostolico negli Usa, Carlo Maria Viganò, in relazione allo scandalo del cardinale Theodore McCarrik, che venne spretato dal Papa (primo caso nella storia) il 16 febbraio 2019. L'obiettivo della presunta "cospirazione" non è stato raggiunto nè allora nè dopo, quando nei giorni dell’assalto a Capitol Hill (6 gennaio 2021) Viganò veniva intervistato a lungo da Bannon e il vescovo, che sarebbe stato scomunicato da Francesco (giugno 2024), benediva “i figli della luce”.
Nelle mail depositate emerge l'ossessione di Epstein per la Chiesa cattolica, dalle conversazioni con Bannon emerge al contempo un odio profondo. Una amica di Epstein addirittura lo mette al corrente di aver fatto un’adorazione eucaristica in modo da “purificare la Chiesa“ (secondo lei inquinata da papa Francesco), evidentemente non sapendo bene con chi stesse parlando, visto quanto è poi emerso su abusi e riti che si consumavano sul Lolita Express e nella sua isola, Little St. James.
La documentazione pubblicata inoltre comincia a far emergere (ma sarà necessario uno studio approfondito dei tre milioni di files depositati a gennaio 2026) che Jeffrey Epstein ha iniziato a finanziare enti di beneficenza cattolici attraverso la sua fondazione, ha inviato i suoi uomini agli eventi vaticani ed era molto interessato alla “politica estera“ della Santa Sede sulla immigrazione e contro l’espansione dei populismi nazionalisti, che invece vedevano in Bannon uno dei burattinai in Europa, come dimostrato da tutta un’altra serie di email con Epstein (nei file viene ad esempio documentato con il viaggio di Bannon in Italia quando il 7 settembre 2018 incontrò Salvini).
In un report dell’Fbi si descrive anche il ruolo di un hacker, descritto come “hacker personale" di Epstein, bravissimo, di origine italiana che aveva a disposizione una serie di passaporti tra cui uno vaticano. Epstein si interessò anche delle dimissioni di papa Benedetto XIV e del cambio di presidente dello Ior, che venne nei giorni precedenti il trasferimento di Joseph Ratzinger a Castel Gandolfo, aveva ottenuto informazioni dettagliate da un professore e giornalista omonimo anche lui di cognome Epstein le aveva inviato all’ex ministro del Tesoro americano Larry Summers sostenendo che la cosa più importante non erano le dimissioni di Ratzinger ma era lo Ior, perché attraverso la banca vaticana si potevano far transitare soldi senza controlli italiani e Ue. ”Questo status consente ai suoi clienti d'élite di eludere qualsiasi controllo nei loro trasferimenti di denaro”.
Epstein, Bannon, il cardinale Burke e l’istituto sovranista di Trisulti.
“In Sacratissimo Corde lesu et Purissimo Corde Mariae et Castissimo Corde loseph”. “Nel nome del santissimo cuore di Gesù e del purissimo cuore di Maria e del castissimo cuore di Giuseppe”. Così terminano alcune delle centinaia di email finite nell’inbox del pedofilo Jeffrey Epstein, girategli da Steve Bannon che gli trasmetteva messaggi e rassegne stampa di Benjamin Harnwell, Founder and President of the Board of Trustees Dignitatis Humanae Institute (DHI) con sede di via delle Fornaci 44 a Roma, vicino al Vaticano, che diventerà noto in Italia per la storiaccia dell’affidamento da parte del Ministero dei Beni Culturali (ai tempi del ministro Franceschini ) dell’Antica Abbazia di Trisulti destinata a essere l’università della destra europea sovravista .
In risposta Bannon otteneva da Epstein consigli su come muoversi in un momento cruciale per la politica europea e per il papato di Francesco, cioè l’estate del 2018, quando venne messo sotto attacco per la presunta copertura al defunto cardinale, poi spretato McCarrick.
Le email sono state depositate al Congresso degli Stati Uniti tra i primi 26 mila Epstein files resi noti a fine novembre 2025 in vista del voto sulla pubblicazione di tutti i documenti che lo riguardano. L’8 luglio 2025, Elon Musk aveva acceso i riflettori sul fatto che il nome di Bannon compariva negli Epstein files. E il 6 novembre 2025 lo stesso Bannon ha affermato che se le elezioni di mid-term del 2026 verranno perse da Trump, per molti del suo entourage si apriranno le porte del carcere.
In una conversazione via email avvenuta a cavallo tra il 22 e il 23 luglio 2018, Bannon, ex chief strategist di Donald Trump al suo primo mandato presidenziale, gira a Epstein un messaggio di posta elettronica di Harnwell, (che nell’estate del 2025 è tornato a Roma) che a sua volta gli aveva postato un resoconto apparso su La Repubblica sullo sbarco in Europa dello stesso Bannon. Il 23 luglio 2018, alle 6:57 di mattina, Epstein scrive a Bannon, mettendosi a disposizione per organizzare un tour europeo: “È fattibile, ma richiede tempo, ci sono molti leader di paesi con cui possiamo organizzare”. Ma lo mette anche in guardia : “Dovrai stare 8-10 giorni, due settimane". “ Penso - continua Epstein - che tu voglia essere essere un insider e non un outsider che va e che viene". Poi Aggiunge :“Se hai intenzione di giocare qui, dovrai passare del tempo, l'Europa a distanza non funziona. Un sacco di faccia a faccia e strette di mano”. Epstein aggiunge : l’Europa va trattata come una moglie e non come una puttana”. Bannon ringrazia il suo “tour operator”.
Già da due anni Epstein era informato sui movimenti di Bannon. Gli scrive Alain Forget il 18 novembre 2016 che gli racconta dell'“appena nominato" strategist Bannon, e fa riferimento alla partecipazione via Skype di Bannon nell’estate 2014 ad un convegno organizzato da un gruppo che ha legami con “alcune delle fazioni più conservatrici all’interno della Chiesa cattolica; il cardinale Raymond Burke, uno dei critici più espliciti di Papa Francesco che è stato estromesso da un’alta posizione vaticana nel 2014, è presidente del comitato consultivo del gruppo”.
Alla domanda di Epstein “Che ne pensi? “, Forget risponde: “Interessante capire dove sta andando....il lato divertente era in Vaticano”.
Cinque anni dopo (giugno 2019 ) il cardinale Burke avrebbe rotto con Bannon, in particolare dopo la pubblicazione del libro di Fredric Martel “Sodoma” sulla lobby gay in Vaticano. Il cardinale si dimise allora anche dalla presidenza dell’Istituto Dignitatis Humanae (DHI) e si distanziò da Bannon, ormai diventato ex-consigliere di Trump e grande sostenitore delle forze politiche sovraniste in Europa e in Italia. Il porporato, firmatario della lettera del 2016 dei 4 cardinali critica dell’Amoris laetitia, notorio oppositore di papa Francesco e sostenitore della Messa in latino, mise nero su bianco il suo disaccordo con la valutazione di Bannon relativamente al libro “Sodoma” (tra i protagonisti dei ritratti il cardinale Muller, lo stesso Burke e Benedetto XVI ), non condividendo l’idea di farne un film e distanziandosi totalmente "da un certo numero di dichiarazioni di Steve Bannon rispetto alla dottrina e alla disciplina della Chiesa cattolica romana"
Il New York Times ha pubblicato quest’estate le foto della casa di New York di Epstein e tra le molte foto disposte sul mobilio con i potenti del mondo, anche quella di Papa Wojtyla che benediceva lui e Giuliane Maxwell, mentre negli atti del processo in Florida - anch’essi depositato al Congresso - viene registrato l’imbarazzo per quella foto dell’inserviente cattolico che ripuliva la sala massaggi. Tra le centinaia di libri acquistati dal Epstein - ha rivelato il 14 novembre 2025 Bloomberg - anche “Sodoma”.




Commenti