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A un passo dalla Commissione Orlandi, mentre un libro lancia accuse dirette a Papa Wojtyla


di Maria Antonietta Calabrò


Passo avanti per l'inchiesta parlamentare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Solferino edita il lavoro di Pinotti e Capaldo che segue la pista sessuale con il coinvolgimento diretto di Giovanni Paolo II e il segretario di Stato Casaroli.


Tutte le obiezioni sono state superate dal ricordo che di Emanuela Orlandi ha fatto dalla finestra del Palazzo apostolico Papa Francesco all’Angelus di domenica 25 giugno. Votata all’unanimità dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, ritirati i due emendamenti di Fratelli d'Italia per circoscriverne temporalmente a soli due, o al massimo tre, anni di lavoro, la Commissione parlamentare d’inchiesta d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si farà. Il testo passa all’Aula di Palazzo Madama per l’approvazione definitiva e i fratelli delle due ragazze auspicano una approvazione rapida della legge istitutiva. Laura Sgrò, avvocato della famiglia Orlandi, che dopo l’intervento del Papa aveva parlato di un gesto importante di pace e pacificazione, ha dichiarato che il Senato ha dimostrato di volere chiarezza.

Sono state dunque superate le obiezioni del procuratore di Roma Francesco Lo Voi e del promotore di Giustizia vaticano Alessandro Diddi, espresse all’inizio di questo mese in Senato. Secondo gli inquirenti delle due sponde del Tevere una Commissione d’inchiesta avrebbe finito per intralciare le indagini diventando facilmente un contenitore per possibili depistaggi.

Ieri è uscito un nuovo libro, scritto da Ferruccio Pinotti - che di recente ha intervistato sul Corriere della Sera proprio il promotore di giustizia vaticano Diddi - e dell’ex aggiunto della Procura di Roma Giancarlo Capaldo, in cui viene riproposta (tra l’altro) con abbondanza di nuovi e molto crudi particolari la pista sessuale per la scomparsa di Emanuela (prospettata come un omicidio), il coinvolgimento diretto di Giovanni Paolo II e dell’allora segretario di Stato Agostino Casaroli. Il titolo è significativo: “La ragazza che sapeva troppo” (Solferino). La stessa legale Sgrò ha dichiarato in un’intervista contenuta nel libro: “Io temo, avendo studiato quel periodo storico, che ormai non si possa più parlare perché si rischia di dare l’impressione di essere lì a gettare veleno su tutti e a questo punto la briga se la dovrà prendere la Commissione d’inchiesta, che per forza di cose butterà fango su una montagna di gente”. 

Come dire che il vaso di Pandora verrà aperto.

E fa riferimento al nastro completo, di oltre tre ore, delle dichiarazioni dell’esponente della banda della Magliana, Marcello Neroni, raccolte nel 2009. E al presunto diario di Emanuela contenente annotazioni di pugno forse di una sua amica (“ma bisognerà verificare”, afferma Sgrò) secondo cui “Emanuela era l’amante del Papa”. E che non si può escludere che fosse incinta (“Sono domande legittime e me le sono poste anch’io…”). Nel libro viene citato anche il favoreggiatore di Matteo Messina Denaro, arrestato quest’anno, quel Giovanni Luppino che secondo gli autori ha confermato a un compagno di carcere la pista sessuale per la vicenda di Emanuela Orlandi. E anche Luppino, insieme a Pippo Calò, secondo Sgrò, sarebbe utile che fosse ascoltato dalla Commissione.

La giornata di ieri è stata segnata anche dalla morte dell’ex giornalista Rai Mario Benotti (recentemente, il suo nome è stato coinvolto nell'inchiesta sulle maxicommesse per mascherine provenienti dalla Cina durante il primo periodo della pandemia di Covid), il cui padre Teofilo è citato nel famoso documento apocrifo - disconosciuto dal Vaticano - pubblicato nel 2017 da Emiliano Fittipaldi sul presunto soggiorno a Londra di Emanuela, dopo la sua scomparsa. Teofilo Benotti sarebbe stato incaricato di "attività gestione stampa" per una spesa di 5 milioni di lire nel periodo tra il febbraio 1985 e il febbraio 1988. In un’intervista, Fittipaldi afferma: “Ad esempio si nomina il papà di Mario Benotti, Teofilo Benotti, un uomo molto vicino a Giovanni Paolo II che ne curava l’ufficio stampa. Secondo questa nota (il documento che il Vaticano ritiene apocrifo, nda), Benotti si sarebbe occupato soprattutto dei depistaggi“. Tra mafia, affari finanziari illeciti all’epoca del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e dello Ior, ricatti e piste sessuali, all’interno di uno scontro geopolitico tra Est ed Ovest, adesso il vaso di Pandora è aperto.

Ps. Il vaso di Pandora è, nella mitologia greca, il leggendario contenitore di tutti i mali e le brutture che si riversarono nel mondo, dopo la sua apertura.



pubblicato su Huffpost.it il 28giugno 2023 e seguito da una gentile precisazione di Ferruccio Pinotti e Giancarlo Capaldo che pubblico qui:


Riceviamo e pubblichiamo:

Gentile direttore, egregia Dottoressa Maria Antonietta Calabrò,

Siamo gli autori del libro di cui Vi siete occupati su HuffPost. Desideriamo precisare che il nostro testo non si sofferma solo su annotazioni poste da mani estranee sul diario di Emanuela Orlandi ma cerca di rappresentare tutti gli elementi emersi in 40 anni di indagine battendo molte piste, scavate e approfondite con cura sulla base di atti giudiziari. Desideriamo inoltre riaffermare che qualsiasi sia stata la sorte di Emanuela Orlandi, per noi era, resta e resterà sempre una vittima. Rispettando quindi il diritto di cronaca desideriamo tuttavia essere chiari su questo aspetto, Grazie dell’attenzione e dell’ospitalità e cordiali saluti

Ferruccio Pinotti, Corriere della SeraGiancarlo Capaldo, ex magistrato

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