LA TELEFONATA CON IL PAPA CHE BECCIU HA FATTO REGISTRARE A SUA INSAPUTA

di Maria Antonietta Calabrò

Il cardinale Angelo Becciu è indagato in Vaticano per associazione a delinquere per aver fatto registrare a una sua parente Maria Luisa Zambrano una telefonata con Papa Francesco, alla presenza anche di un altro  soggetto, un uomo, ancora non identificato.  Questa registrazione - di cui il Papa non venne messo a conoscenza - doveva in sostanza precostituire la prova che il Pontefice sapesse delle trattative per la liberazione di  una suora colombiana.

Nella telefonata Becciu dice al Papa: "... i due punti sono questi cioè, mi ha dato o no l'autorizzazione ad avviare le operazioni per liberare la suora? Eh, io mi pare glielo chiesi guardi dovrei andare a Londra eeeh eeeh emmm ...contattare questa agenzia che si darebbe da fare, poi le dissi ..ehhh che le spese che ci volevano erano 350 mila euro per le spese di questa agenzia, questi che si dovevano muovere e poi per il riscatto avevamo fissato 500 mila, dicevamo non di più perché mi sembrava immorale dare più soldi alla… aaa... che andavano nelle tasche dei terroristi ….ecco io mi pare che l'avevo informato su tutto questo... si ricorda?"

Come si vede nella telefonata non una parola  Becciu dice invece relativamente ai 575 mila euro arrivati nella disponibilità di Cecilia Marogna, sedicente esperta di relazioni internazionali e presunta agente del DIS , grazie a bonifici della Segreteria di Stato su un conto corrente intestato a una società slovena e che vennero spesi completamente dalla donna nell’arco di due anni per spese personali e acquisto di beni di lusso. Movimenti di denaro segnalati già nel 2020 dall’Interpol al Vaticano.

Un’udienza lunga e a tratti drammatica  quella di ieri in cui il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha depositato una serie di atti (tra cui appunto anche il file audio della telefonata registrata tra Becciu e Papa Francesco) provenienti  dalla Procura del Tribunale di Sassari che aveva sequestrato iPhone , IPad e altri dispositivi elettronici dei parenti di Becciu nell’ambito di un procedimento penale autonomamente  aperto in Sardegna (numero 2494/21) che riguarda la cooperativa SPES di Ozieri.

Il procuratore  Giovanni Caria ha inviato al Promotore di giustizia vaticano cinque documenti del suo procedimento, contenuti in cinque Dvd, per rispondere alla richiesta di rogatoria internazionale avanzata il 28 giugno 2022.

Caria nella lettera di invio , data  26.10.2022, sottolinea che la richiesta di assistenza giudiziaria ( che afferma essere reciproca ) non deve considerarsi ancora chiusa (quindi ci potrebbero essere nuovi sviluppi) e che tuttavia il materiale inviato in Vaticano “ è da considerare non più coperto da segreto investigativo”.

La registrazione della telefonata è avvenuta sabato 24 luglio  2021, cioè a tre giorni dall’inizio del processo contro Becciu e altri 9 imputati davanti al Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone il 27 luglio e a soli 10 giorni dalla dimissione del Santo Padre dal Policlinico Agostino Gemelli, dopo che aveva subito un  serio intervento chirurgico con l’asportazione di 34 cm di colon. Come ha detto il Promotore Diddi in Aula la voce del Papa è quella di un uomo ancora molto sofferente.

Come mai il cardinale Becciu aveva urgenza di parlare con Papa Francesco ?  Perchè nei giorni precedenti , presumibilmente il 21 luglio , aveva ricevuto una lettera del Papa in cui Francesco prendeva le distanze dalle tesi difensive del cardinale  relative ai denari spesi  asseritamente per la liberazione della suora e gli ribadiva per iscritto quanto emerso nelle indagini.

Solo due giorni prima , il 19 luglio  2021 quando comparvero per Roma manifesti contro il Papa: “A’ France’…. Ma ‘ndu sta la tua misericordia?” Becciu commenta ai parenti entusiasti dell’iniziativa :”Lassadelu in pace: prima mi salva da e poi I di us ite faghere!!!! “Lasciatelo in pace : prima mi salva e poi vediamo cosa fare”.

E invece arriva la doccia fredda. La lettera “ che è stata firmadda “ come annuncia uno dei fratelli che evidentemente aveva qualche sua fonte a Santa Marta , non risponde alle aspettative.

Lo si comprende da altre chat sequestrate sui dispositivi dei parenti di Becciu. In chat con Giovanna Pani (compagna del fratello Mario) Becciu sostiene infatti il 22 luglio :“ Non pensavo che arrivasse a questo punto: vuole la mia morte”. E Pani risponde “E’ cattivo vuole la tua fine  Su Mannu “che tradotto dal sardo, scrive il comandante della Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Oristano, tenente colonnello Pasquale Pellecchia “il Grande “,  cioè il Papa. E il cardinale risponde “Sì, proprio così”.

La Pani sostiene che Francesco agisce come Ponzio Pilato e lui approva e dice: “Brava”.

Riproduciamo qui la trascrizione  di una dell’audio effettuata dalla Guardia di finanza, in cui si comprende bene che  la telefonata è stata registrata dalla Zambrano ed è presente un altro uomo.  E la copia delle pagine dedicate alla trascrizione nell’ informativa della Guardia di finanza .

Come si può leggere il Papa cerca di dire il meno possibile, dà l’impressione di dare ragione a Becciu. Mai viene fatto il nome della Marogna nè i soldi finiti a lei.  Il Pontefice chiede al cardinale di scrivergli ancora la sua versione. Questo rincuora Becciu che fa preparare un comunicato dai suoi avvocati in cui si dice sicuro che tutto verrà chiarito.

Ma è una illusione che dura pochi giorni perchè una nuova lettera del Papa arriverà a Becciu, se possibile più dura della prima.

Il fatto che la telefonata sia stata registrata da persone estranee alla Santa Sede, sia stata da loro ascoltata non solo il giorno della registrazione, ma anche il giorno successivo  25 luglio nella casa romana del fratello di Becciu, Mario , e quando ancora la questione delle trattative per la liberazione della suora,secondo lo stesso Becciu , era  coperta dal più stretto segreto di Stato potrebbe costituire violazione dell’articolo 116 bis del codice penale vaticano: una norma antiVatileaks  introdotta l’11 luglio 2013 dopo lo scandalo del maggiordomo di Benedetto XVI , che  punisce la rivelazione “di notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali o i rapporti diplomatici della Santa Sede o dello Stato” viene punita  con la pena della reclusione da quattro ad otto anni”.