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Le cifre sulle spese della Marogna scorrono impietose come titoli di coda del processo Becciu.


di Maria Antonietta Calabrò




" Chi è questa Cecilia Marogna ? “

Ricostruisce il Promotore di giustizia Alessandro Diddi, che la Marogna  è una figura che “bazzica” in Segreteria di Stato, quanto meno dal 2016 .. “ e la vicenda che la vede a processo per essersi appropriata  di 575 mila euro della Sds nasce su segnalazione della Nunziatura di Lubjana in Slovenia.

La sua, secondo Diddi, “è una vicenda patetica”, una vicenda che richiama un vecchio film di Alberto Sordi, in cui l’attore si spaccia per avvocato e non lo è. Mentre la donna si auto definisce e soprattutto è il cardinale Angelo Becciu ad averla accreditata così,  analista geopolitica e consulente per le relazioni esterne della Segreteria di Stato.

Un’ analista geopolitica,  dice Diddi, “dovrebbe esssere una cosa importante: oggi sull’ analisi geopolitica si stanno decidendo le guerre, sulla storia delle nazioni “ si stanno prendendo decisioni strategiche, ma lei non ha mai prodotto “un documento,   una relazione,  una pubblicazione su Internet, un qualcosa che che possa farla considerare  tale”.

E anche per i servizi , la Marogna “non ha nessuna credibilità”.

Persona “molto vicina al cardinale”, tanto che nel dicembre 2016, Becciu tenta di accreditarla con Gianni Letta.

I soldi sul conto di una sua società arrivano a tranche nella seconda parte del 2018, quando Becciu non è più sostituto, ed è diventato cardinale. Becciu ordina a monsignor Alberto Perlasca capoufficio amministrativo i trasferimenti su un numero di conto e Perlasca esegue ma “conosce veramente poco di questa storia”, per lui il conto è un numero, non sa chi è il beneficiario, gli viene detto che i soldi servono per liberare una suora colombiana rapita in Mali, che il Papa autorizza. In realtà la somma che diventerà complessivamente di 575 mila euro, servirà alla Marogna negli anni successivi per sue spese personali.

Mentre parallelamente una cifra dello stesso importo viene trasferita alla società  inglese di investigazioni Inkerman per lo stesso importo e la stessa causale: “interventi umanitari”.

Sugli importi alla Inkerman , ha sottolineato Diddi, l’Ufficio del Promotore non ha sollevato nessuna contestazione a Becciu. “Non c’è nessun capo d’imputazione”.

Ma il punto è che i soldi confluiti alla Marogna e provenienti “dal patrimonio della Segreteria di Stato” sono stati spesi tutti per esigenze personali della donna.

E le cifre citate da Diddi in Aula nell’ultimo giorno della sua requisitoria, scorrono impietose come i titoli di coda del processo Becciu: “100 mila euro per abiti e cosmetici, 33 mila euro per arredamenti, 23 mila euro prelievi contanti, 19 mila euro per l’affitto di casa in Sardegna 6.000 per ristoranti, 4.000 per hotel ,6 mila per la scuola della figlia…”.

“Doveva salvare la suora colombiana? Ci fosse un solo viaggio in Mali, un viaggio in Colombia…no,  nessuno…un contatto che uno, ma invece ci sono i soggiorni a San Pellegrino Terme e  a Bormio. 575 mila euro sono stati sottratti alle casse della  Segreteria di Stato  e ai tanti fedeli che si professano vincolati a spirito di carità”

Perlasca è in forte imbarazzo  a fare mandati all’ insaputa del nuovo sostituto Pena Parra.  Pena Parra autorizza dopo aver parlato con il Papa, ma per la liberazione della suora. Ancora una volta il processo dimostra quello che Diddi ha definito “un doppio livello di narrazione”

Il punto è secondo Diddi che il comportamento del cardinale  una volta che venne formalmente a conoscenza  dell’uso dei soldi , una volta che ne parlò con il vertice della Gendarmeria, il comandate Gauzzi e il commissario De Santis ,  e anche dopo l’arresto della Marogna “invece di mettere da parte l’orgoglio e fare quanto aveva prospettato il 3 ottobre del 2020, cioè rifondere i soldi, invece di comportarsi come un buon padre di famiglia “, cosa fa?  Dice Diddi : intralcia le indagini, produce documenti falsi, attacca gli investigatori sia sui media sia nelle chat (“i puzzolenti”, i “porci”).

Becciu ieri ha reagito duramente all’ultima parte della requisitoria di Diddi, ha dichiarato “ Dipinto in modo deformante, sfregiato come uomo e come prete. Sono innocente e non mi stancherò di ripeterlo. Sono innocente (…) e mantengo ferma fiducia nell’ imparziale  giudizio del Tribunale”.


di Maria Antonietta Calabrò



Chi è questa Cecilia Marogna ? “

Ricostruisce il Promotore di giustizia Alessandro Diddi, che la Marogna è una figura che “bazzica” in Segreteria di Stato, quanto meno dal 2016 .. “ e la vicenda che la vede a processo per essersi appropriata di 575 mila euro della Sds nasce su segnalazione della Nunziatura di Lubjana.

La sua, secondo Diddi, “è una vicenda patetica”, una vicenda che richiama un vecchio film di Alberto Sordi, in cui l’attore si spaccia per avvocato e non lo è. Mentre la donna si auto definisce e soprattutto è il cardinale Angelo Becciu ad averla accreditata così, analista geopolitica e consulente per le relazioni esterne della Segreteria di Stato.

Un’ analista geopolitica, dice Diddi, “dovrebbe esssere una cosa importante: oggi sull’ analisi geopolitica si stanno decidendo le guerre, sulla storia delle nazioni “ si stanno prendendo decisioni strategiche, ma lei non ha mai prodotto “un documento, una relazione, una pubblicazione su Internet, un qualcosa che che possa farla considerare tale”.

E anche le sue presunte relazioni con l’intelligence, “non hanno credibilità”.

Persona “molto vicina al cardinale”, tanto che nel dicembre 2016, Becciu tenta di accreditarla con Gianni Letta.

I soldi sul conto di una sua società arrivano a tranche nella seconda parte del 2018, quando Becciu non è più sostituto, ed è diventato cardinale. Becciu ordina a monsignor Alberto Perlasca capoufficio amministrativo i trasferimenti su un numero di conto e Perlasca esegue ma “conosce veramente poco di questa storia”, per lui il conto è un numero, non sa chi è il beneficiario, gli viene detto che i soldi servono per liberare una suora colombiana rapita in Mali, che il Papa autorizza. In realtà la somma che diventerà complessivamente di 575 mila euro, servirà alla Marogna negli anni successivi per sue spese personali.

Mentre parallelamente una cifra dello stesso importo viene trasferita alla società inglese di investigazioni Inkerman per lo stesso importo e la stessa causale: “interventi umanitari”.

Sugli importi alla Inkerman , ha sottolineato Diddi, l’Ufficio del Promotore non ha sollevato nessuna contestazione a Becciu. “Non c’è nessun capo d’imputazione”.

Ma il punto è che i soldi confluiti alla Marogna e provenienti “dal patrimonio della Segreteria di Stato” sono stati spesi tutti per esigenze personali della donna:

E le cifre citate da Diddi in Aula nell’ultimo giorno della sua requisitoria, scorrono impietose come i titoli di coda del processo Becciu: “100 mila euro per abiti e cosmetici, 33 mila euro 23 mila euro , 19 mila euro per l’affitto di casa, 7.000 euro per ristoranti, 4.000 per la scuola della figlia…”.

“Doveva salvare la suora colombiana? Ci fosse un solo viaggio in Mali, un viaggio in Colombia…no, nessuno…un contatto che uno, ma invece ci sono i soggiorni a San Pellegrino Terme e a Bormio. 575 mila euro sono stati sottratti alle casse della Segreteria di Stato e ai tanti fedeli che si professano vincolati a spirito di carità”

Perlasca è in forte imbarazzo a fare mandati all’ insaputa del nuovo sostituto Pena Parra. Pena Parra autorizza dopo aver parlato con il Papa, ma per la liberazione della suora. Ancora una volta il processo dimostra quello che Diddi ha definito “un doppio livello di narrazione”

Il punto è secondo Diddi che il comportamento del cardinale una volta che venne formalmente a conoscenza dell’uso dei soldi , una volta che ne parlò con il vertice della Gendarmeria, il comandate Gauzzi e il commissario De Santis , e anche dopo l’arresto della Marogna “invece di mettere da parte l’orgoglio e fare quanto aveva prospettato il 3 ottobre del 2020, cioè rifondere i soldi, invece di comportarsi come un buon padre di famiglia “, cosa fa? Dice Diddi : intralcia le indagini, produce documenti falsi, attacca gli investigatori sia sui media sia nelle chat (“i puzzolenti”, i “porci”).

Becciu ieri ha reagito duramente all’ultima parte della requisitoria di Diddi, ha dichiarato “ Dipinto in modo deformante, sfregiato come uomo e come prete. Sono innocente e non mi stancherò di ripeterlo. Sono innocente (…) e mantengo ferma fiducia nell’ imparziale giudizio del Tribunale”.

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