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LE DUE GRAZIE DI ALI’AGCA

L'attentatore di Giovanni Paolo II cita un dossier in mano a Francesca Immacolata Chaouqui.


di M.Antonietta Calabrò



Sono stata il primo giornalista al mondo  ad intervistare Mehemet Ali Agca quando mancava poco più di un mese all’inizio del clamoroso processo contro i bulgari accusati di essere stati complici nel complotto per uccidere il Papa, San Giovanni Paolo II. Ottenni l’autorizzazione afare l’intervista per il settimanale Il Sabato e nel dicembre 1984 tornai in tutta fretta dalla Turchia dove al confine con l’Iran avevo intervistato la madre di Alì che abitava nella zona curda, a Malatya.


Arrivai alle 7 del mattino al carcere romano di Rebibbia. Agca non aveva visto nessuno tranne i giudici e San Giovanni Paolo II che lo andò ad incontrare per perdonarlo nel dicembre 1983.


Lui non sapeva che avrebbe avuto la possibilità di farsi intervistare, indossava il suo famoso maglione blu. In due ore circa di colloquio presente il direttore del carcere parlammo delle due “grazie” che come detenuto all’ergastolo per l’attentato di piazza San Pietro del 13 maggio 1981  avrebbe avuto davanti, visto che stava per iniziare ( gennaio 1985) il processo contro i bulgari. Era stato lo stesso Agca a dire ai magistrati ( in particolare l’allora Giudice istruttore Ilario Martella) che i bulgari gli avevano assicurato che se fosse stato zitto sul complotto avrebbero pensato loro  a farlo  uscire di prigione. Ma negli atti giudiziari era riportato chiaramente che Martella lo aveva  messo  in guardia dalla calunnia contro persone  innocenti, ma al tempo stesso Martella aveva affermato che se la  Bulgarian  connection fosse emersa come la verità confermata al dibattimento, lo stesso terrorista  avrebbe potuto chiedere  e ottenere la grazia dal Presidente della Repubblica.


Scrissi l’intervista ( che venne venduta all’estero e mi valse l’assunzione al Corriere della Sera) e  focalizzai in un box dal titolo "le due grazie di Agca" quanto qui ho appena riassunto.


Emanuela Orlandi era stata rapita nel giugno del 1983 . Ebbene nel dicembre ‘84  in quella che era la prima posssibilità per lui di parlare liberamente, cioè la prima intervista al mondo,  nessun accenno fece Agca alla grazia in cambio della cittadina vaticana  Emanuela Orlandi. Anche perché da quando nel maggio 1984 la Santa Sede versò un contributo volontario di 240 milioni di dollari (cifra corretta dal cardinale George Pell in 406 milioni di dollari nel 2015) ai creditori esteri del crack del  Banco Ambrosiano , finirono come per incanto i comunicati relativi alla Orlandi.


Come sappiamo tutti,  al dibattimento  per le complicità bulgare Agca scelse di fare il matto ( "sono Gesù Cristo” ) per minare la sua credibilità di testimone d'accusa. E così  i bulgari vennero assolti per indufficienza di prove,non con formula piena , solo con formula dubitativa quindi. Ma la sentenza  definitiva della Cassazione  stabilì che nonostante che la prova della responsabilita personale di Antonov e soci non fosse stata raggiunta, lo scenario geopolitico dell’attentato era completamente confermato, come scrissi in un' articolo per il Corriere della Sera.


Nel 2008, la Relazione di maggioranza della Commissione d'inchiesta Mitrokhin (sui documenti portati in Inghilterra dall' archivista del KGB) affermò che le nuove prove documentali facevano concludere per la responsabilità dell'URSS con l'aiuto dei bulgari che si erano affidati alla manovalanza di grossi esponenti della mafia turca (coinvolti nel traffico di eroina)  e ad Agca esponente dei Lupi grigi ,che era uno dei migliori killer turchi. Tanto che incontrando Giovanni Paolo II a Rebibbia il 27 dicembre 1983, gli domandò come mai lui aveva mancato il bersaglio e che cos'era Fatima per i cattolici (il 13 maggio giorno della ricorrenza delle apparizioni della Madonna che ha chiesto preghiere per la conversione della Russia ).Oggi Agca si fa nuovamente vivo con il fratello di Emanuela e sostiene  addirittura che la scomparsa di Emanuela è stata decisa dentro il Vaticano a motivo di una guerra di potere interna. (https://www.corriere.it/cronache/22_dicembre_13/caso-orlandi-agca-scrive-fratello-emanuela-fu-presa-consegna-suore-lei-accetto-suo-destino-72912880-761b-11ed-8b31-7101dab59dee.shtml). E ha aggiunto anche che la grazia che lo riguardava era collegata al caso di Emanuela.

Agca fu invece graziato dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi come atto di clemenza per il Giubileo del Duemila, su richiesta dI Giovanni Paolo II, ed estradato in Turchia.


La magistratura italiana (fino alla Cassazione nel 2016) ha definitivamente archiviato il caso Orlandi.


Bisogna invece riflettere sul fatto che , come avvenne all'inizio del caso e  nel 2019  (quando vennero aperte due tombe del Cimitero teutonico in Vaticano) , come era già avvenuto nel 2017 e ancora e ancora indietro fino al primo anniversario della sparizione di Emanuela , la vicenda della Orlandi ha scandito il ritmo di alcuni snodi degli scandali finanziari vaticani.


E' stato così fin dall’inizio: quando “Mario” e “l’americano” telefonavano per proporre scambi improbabili con la ragazza e senza poi che mai sia stata fornita una sola prova di esistenza in vita. Comunicati, volantini e telefonate finirono di colpo non appena il Vaticano pagò i creditori dell'Ambrosiano asseritamente truffati dalle lettere di patronage date dallo IOR di Marcinkus ,tra cui l'italianissima Eni Hydrocarbons.


Nel 2017 il caso erutta di nuovo : si stavano concludendo le procedure per la chiusura dei cosiddetti "conti laici" dello IOR, che hanno coinvolto almeno 130 personalità italiane che hanno fatto rientrare in Italia circa un miliardo di euro lì illecitamente detenuto. In quell'occasione il centro di Roma fu riempito di manifesti come ai tempi dell’Orlandi ma questa volta l’effigie era di Papa Francesco accusato di essere senza misericordia per la vicenda dell'Ordine di Malta.


Nel luglio 2019, quando gli inquirenti vaticani fecero aprire due tombe del cimitero teutonico (lo sappiamo solo ora che la prima denuncia fu del 2 luglio) si era appena messa in modo la macchina della giustizia vaticana in relazione all’acquisto dello stabile di Londra di Sloane Avenue.


E ancora, nel dicembre 2021 Giuseppe Pignatone (che come Procuratore capo di Roma aveva archiviato l’inchiesta su Orlandi) ha voluto rispondere alle accuse contenute in un romanzo, scritto da un ex collega magistrato contrario all’archiviazione, e si è voluto firmare sul Corriere della Sera, come Presidente del Tribunale vaticano. Come tale aveva appena avviato il dibattimento sulla vendita del palazzo di Londra.

"In Vaticano – scrive ancora oggi Ali Agca nella missiva al fratello di Orlandi – esiste certamente un dossier segretissimo su Emanuela Orlandi, come dichiara anche Francesca Chaouqui, impiegata nella Cosea, un dossier classificato come segreto di Stato e intoccabile. Lei ha deciso di non svelare ciò che ha letto in quel dossier, perché se lo rivelasse ‘non farebbe il bene della Chiesa’… Se il Vaticano fosse innocente avrebbe già consegnato quel documento alla famiglia Orlandi o alle autorità italiane, ma non può farlo perché accuserebbe se stesso”.

Il processo vaticano di Sloane Avenue è giunto proprio in questi giorni  a un tornante decisivo. L 'amica del testimone dell'accusa, Alberto Perlasca , Genevieve Ciferri , ha mandato al Promotore Diddi 126 watsapp in cui sostiene che era stata la Chaouqui a dirle cone " orientare" la testimonianza di Perlasca contro il cardinale Angelo Becciu.

Ed ecco che ricompare il caso Orlandi e di nuovo Alì Agca.

Coincidenze? Forse. Ma Giovanni Falcone le avrebbe giudicate frutto di menti raffinatissime.

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