MILONE, IL RESCRITTO RIMOSSO E LA TESTIMONIANZA DI PERLASCA



Libero Milone mette in conto un possibile rinvio a giudizio nel procedimento penale che lo riguarda in Vaticano aperto sette mesi prima della sua “defenestrazione” dall’incarico di Revisore generale il 19 giugno 2017. Un evento traumatico avvenuto dieci giorni prima del rientro del cardinale George Pell in Australia per difendersi dalle accuse di pedofilia (da cui  poi è stato definitivamente assolto).

Lo ha lasciato intendere lui stesso , usando questa parola “rinvio a giudizio” ,nel corso della conferenza stampa indetta presso la Sala Stampa estera giovedì 17 novembre 2022, a due giorni dal nuovo interrogatorio cui Milone è stato sottoposto dopo quello di maggio 2022.

Anche se le le contestazioni potrebbero essere derubricate ad esempio da peculato per distrazione a “false fatturazioni”, secondo un’ipotesi ventilata dallo stesso Promotore di Giustizia, visto che le fatture ( per tutelare l'indipendenza dell'ufficio del Revidore ridpetto alla sus controllata APSA furono emesse da persone fisiche e non dalla società investigativa coinvolta).

Milone ha spiegato in dettaglio di aver documentato a che cosa sono servite le indagini pagate con quelle fatture. E che non avevano nulla a che fare con il “dossieraggio”. Erano relative solo a compiti istituzionali.

Milone rivendica di aver agito a partire  da febbraio 2022, in modo che venisse rimosso il “segreto pontificio” sulla vicenda,  rimettendo così in moto l’istruttoria penale.  Proprio a febbraio Milone ha incontrato a questo scopo il Segretario  di Stato Pietro Parolin, e contemporaneamente gli ha consegnato una bozza della “domanda giudiziale” , cioè di risarcimento danni ,presentata però presso il Tribunale vaticano solo il 4 novembre scorso, a termini di legge già scaduti.

La ricostruzione di Milone alla Sala Stampa estera si è arricchita di molti particolari che dimostrerebbero la sua condotta ineccepibile secondo gli standard di azione per un Revisore.  Standard internazionali per le amministrazioni pubbliche ,sottoscritti da quasi tutti gli Stati , sotto l’ egida ONU, e anche dal Vaticano già a partire dal 1986.

Milone ha sottolineato che la Segreteria di Stato vaticana era il terzo tra i 136 enti vaticani sottoposti al suo controllo in base ad un elenco  firmato dal Segretario di Stato Parolin che gli era stato consegnato appena nominato ( 9 giugno 2015). E ha respinto la pretesa più e più volte reiterata  anche pubblicamente dall’allora sostituto monsignor Angelo Becciu di essere andato oltre il suo mandato.

Ricadeva sotto il suo controllo non solo la cosiddetta Terza Loggia, ma specificatamente la gestione del cosiddetto Obolo di San Pietro (che ha avuto un uomo determinante nell’acquisto del Palazzo di Londra, perchè è stato dato in pegno per garantire tutta l’operazione proposta dal finanziere Mincione; per questa vicenda è in corso il processo contro Becciu ed altri 9 imputati davanti al collegio  presieduto da Giuseppe Pignatone).

A questo proposito Milone ha  raccontato l’episodio di un Rescritto ex audentia del 5 dicembre del 2016, in cui questo controllo era stato improvvisamente “tolto” al Revisore, con un documento contemporaneo all’inizio dell’inchiesta penale contro di lui (3/2016) , e nel momento culminante della vicenda del Palazzo di Londra.

Questo Rescritto  a sua volta ha avuto una vita molto breve perchè  è stato rimosso da Papa Francesco dall’elenco di questi atti legislativi tipici del Vaticano, tutti pubblici, tanto che il 21/9/2017 ( quando Milone era stato già “dimesso”) stilando il nuovo elenco degli enti sottoposti al Revisore Generale dopo gli accorpamenti nella Curia,  il cardinale Reinhard Marx del Consiglio per l’Economia, documento controfirmato da Francesco, Segreteria di Stato e Obolo sono tornati tra i 118 enti sottoposti a revisione, anzi, al primo posto.

Secondo Milone, il Rescritto sarebbe stato frutto di un raggiro nei confronti del Santo Padre.

Milone ha poi fatto riferimento alla testimonianza resa da monsignor Alberto Perlasca ( nel processo per il Palazzo di Sloane Ave) il 31 agosto 2020 quando ha iniziato la sua collaborazione con gli inquirenti vaticani. Perlasca, già capo dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato,  ha riferito che le due fatture  per pagare l’agenzia investigativa di cui si era avvalso Milone erano state trasmesse dall'Apsa  e furono pagate con l'Obolo di San Pietro. "L'importo non me lo ricordo con precisione, ha dichiarato Perlasca, ma comunque importante: alcune centinaia di migliaia di euro. Attesto che io non vidi le fatture delle agenzie investigative, ma vidi solo un modulo con l'indicazione delle cifre. Andai a chiedere spiegazioni a mons. Becciu. Lui mi disse che quelle erano le spettanze delle agenzie investigative che Milone aveva assoldato per seguire il Sostituto, e che erano state inviate dal card. Calcagno. Mons. Becciu mi disse di prelevare dal fondo dell'Obolo, così nessuno avrebbe potuto sapere di questa vergogna".

La tesi esposta in Conferenza stampa tuttavia è significativamente diversa dalla versione offerta al telefono con The Pillar (https://www.pillarcatholic.com/former-auditor-says/) . E cioè : non sarebbe stato lui a volrr riaprire le indagini, ma avrebbe subito la ripresa di iniziativa del Promotore di giustizia Alessandro Diddi da lui accusato di voler bloccare il risarcimento danni richiesto da lui e da Panicco per oltre 9 milioni di euro ( che però è stato depositato in Tribunale fuori tempo massimo, essendo passati i cinque anni della prescrizione, solo pochi giorni prima dell'interrogatorio del 14 novembre 2022) .



Qui la videoregistrazione integrale della Conferenza stampa da parte di Radio Radicale (https://www.radioradicale.it/scheda/683220/conferenza-stampa-di-libero-milone-primo-revisore-generale-del-vaticano )