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PROMOTORE PERONE :TUTTO PATRIMONIO SDS BLOCCATO PER CRASSO E MINCIONE


670 milioni su 700 investiti o dati in garanzia per le operazioni con Fondo Gof e Centurion . Titoli di Mincione Time and Life in cui la SDS ha investito 45 milioni classificati da Ficht come "spazzatura" .



di Maria Antonietta Calabrò


 "La singolarità degli investimenti nei Fondo Athena e Centurion " (rispettivamente del finanziere Raffaele Mincione e di Enrico Crasso) è stata illustrata nel corso della 84ma udienza del processo vaticano contro il cardinale da parte del Promotore aggiunto Gianluca Perone professore di diritto commerciale all'Università di Torvergata, ha delineato un quadro a dir poco mostruoso (monstrum, fatto portentoso, eccezionale nella sua negatività) e abnorne vista la sua unicità (un investimento del genere "mai era avvenuto prima" aveva ammesso anche lo stesso cardinale Becciu in Aula). Unicità per la enormità delle risorse impiegate, per i veicoli finanziari anomali, (visto che c'era un solo quotista) , mai infatti era avvenuto prima che gli investimenti fossero di quella portata.

Perone ha ricordato alle difese di Mincione e Crasso che nella requisitoria del professor Alessandro Diddi , è stata censurata, illustrandone i profili di illiceità, "la scelta di impegnare e concentrare un’elevata porzione delle riserve ufficiali disponibili della SdS in investimenti illiquidi, di lunga durata e a rischio molto elevato, ossia 200 milioni di dollari nei Fondi Athena  e 70 milioni di euro nel Fondo Centurion. Ossia investimenti di 270 milioni in due Hedge Fund altamente speculativi e del tutto illiquidi (così definiti in ogni atto e documento formati dalle parti e da soggetti terzi), con immobilizzazione complessiva, per effetto dei lombard sottostanti, di circa 670milioni per una durata di oltre sette anni, a fronte di un patrimonio della SdS che, secondo le risultanze acquisite, allora ammontava a poco più di 700 milioni di euro."

"Si è altresì dimostrato - ha spiegato Perone - tali scelte per l’importo dei capitali investiti, per le peculiarità delle forme giuridiche impiegate, per la tipologia e concentrazione dei rischi assunti si sono poste in linea di aperta discontinuità con la prassi precedente, proponendosi di fare della SdS, come ammesso in sede di dibattimento dagli stessi protagonisti, un investitore altamente speculativo – verrebbe da dire l’unica merchant bank che non parlava inglese, volendo mutuare una espressione definizionetristemente salita agli onore delle cronache qualche anno fa – e non il gestore, attento e oculato, delle riserve sovrane e dei fondi di riserva dello Stato, quale invece avrebbe dovuto essere."

Le difese degli imputati, e in particolare quella Mincione, si sono proposte di contraddire quanto precede:

a) esibendo degli estratti conto di gestioni patrimoniali della SdS che dovrebbero dimostrare la coerenza degli investimenti contestati con una prassi speculativa prima di allora seguita in Segreteria;

b) esibendo alcune convenzioni bancarie per la stipula di contratti lombard che dovrebbero dimostrare come fosse prassi della SdS investire a leva, con conseguente moltiplicazione dei rischi finanziari;

c) affermando che la legittimità delle politiche di portafoglio della SdS nel frangente considerato sarebbe confermata dall’osservazione di quelle oggi praticate dai principali fondi sovrani, di cui viene fornita evidenza del solo fondo sovrano cinese.

Ebbene, pur volendo trascurare che in ogni caso gli argomenti che la difesa vorrebbe trarre da tali documenti non risultano conducenti allo scopo, giacché non varrebbero ad escludere la illiceità delle condotte contestate, rimane, tuttavia, insuperabile l’osservazione che gli stessi documenti non solo si rivelano insuscettibili di supportare quello che asseriscono le difese ma, anzi, dimostrano esattamente il contrario e, in senso opposto a quello gradito, finiscono per confermare la fondatezza delle argomentazioni dell’accusa.

Perone è andato con ordine : Innanzitutto ha parlato degli estratti conto.

La difesa Mincione ha esibito una decina di estratti delle gestioni patrimoniali dei capitali della SdS provenienti dalle banche UBS, Credit Suisse, BSI e Julius Bar.

Di tali estratti due o tre sono antecedenti alle vicende contestate (ci si riferisce all’estratto UBS al 31.12.2009, all’estratto CS al 31.12.2010 e all’estratto UBS al 31 dicembre 2012). Gli altri a partire, da quello di CS al 30.6.2013, sono invece ad esse successivi e per la maggior parte si riferiscono proprio al periodo incriminato. Essi, dunque, non sono significativi - ha detto in Aula Perone - ai fini della ricostruzione delle strategie di investimento ante 2013 e di per se solo non potrebbero supportare gli assunti difensivi.

"Ma se anche così non fosse tutti gli estratti restituiscono una realtà opposta a quella affermata dagli Imputati, e valgono a sottolineare, se possibile, in maniera ancora più impietosa l’irrazionale avventatezza delle operazioni qui censurate e la loro non riconducibilità entro i canoni di sana e prudente gestione delle riserve di cui era depositaria la SdS."

Basti considerare che gli estratti in questione rappresentano gestioni patrimoniali del valore medio di 100 milioni rispondenti a criteri di diversificazione e ponderazione del rischio, di cui solo una frazione ridotta pari, a circa il 10% (che una o due volte soltanto si spinge sino al 20%) è utilizzata nella sottoscrizione di quote di hedge fund, mentre la maggior parte è impiegata in attività a basso e medio rischio (liquidità, titoli pubblici, titoli obbligazioni, investimenti di durata infrannuale, metalli preziosi). Valori, questi, che se rapportati all’importo complessivo del patrimonio della SdS esistente all’epoca dimostrerebbero l’esistenza in investimenti in quote di hedge fund o strumenti alternativi a rischio per una quota ricompresa tra il 2 e il 5% delle risorse disponibili.

Inoltre, se gli estratti vengono letti nella loro interezza ci si può avvedere che anche gli investimenti in quote di hedge fund risultano essere frutto di diversificazione e ponderazione del rischio. Essi consistono nella sottoscrizione, per tagli medi inferiori ai 5 milioni e mai superiori ai 10 milioni, di quote di una pluralità di fondi, partecipati anche da altri investitori, oggetto di negoziazione sul mercato e quindi agevolmente liquidabili ove ve ne fosse stato bisogno.

Si tratta, dunque, di una strategia di sana ponderazione del portafoglio tipico delle gestioni individuali, nella quale, per il tramite di gestori individuali di volta in volta incaricati, la sottoscrizione di prodotti finanziari alternativi si è inserita in una logica di diversificazione e neutralizzazione dei rischi, nell’obiettivo principale di conseguire una ragionevole remunerazione del capitale, ferma la salvaguardia della sua integrità e della sua liquidità.

Nulla di comparabile, dunque, ha affermato Perone -con quanto fatto in occasione della sottoscrizione dei Fonti Athena e Centurion, quando l’intero portafoglio disponibile, del valore di 200 milioni e pari a circa il 30% dell’intero patrimonio della SdS, è stato impiegato per sottoscrivere tutte le quote illiquide di un singolo Hedge Fund (Athena Commodities), gestito da un’unica controparte e privo di altri investitori, con una concentrazione del rischio inaudita e con una politica di investimento mai posta in essere prima di allora. E questo è stato fatto replicando tale scellerata decisione appena tre anni dopo investendo altri 70 milioni di euro per sottoscrivere tutte le quote illiquide di un altro singolo Hedge Fund con sede a Malta (Centurion), gestito da un’unica controparte e privo di altri investitori

Se, quindi, gli estratti patrimoniali invocati dalla difesa Mincione dimostrano qualcosa è che gli investimenti architettati e realizzati per il tramite dei Fondi gestiti dalle strutture riconducibili a Mincione e Crasso hanno costituito davvero un unicum, mai sperimentato prima di allora e mai ripetuto successivamente, il quale si pone in contrasto con qualsiasi criterio di sana e prudente gestione delle riserve sovrane e dei fondi di riserva della SdS dai quali i capitali investiti erano tratti.

Contratti per crediti lombard sottoscritti nel 2011. Al riguardo Perone ha specificato che il terzo contratto, quello di BSI del 2013, non rileva perché costituisce proprio uno dei credit lombard oggetto delle censure formulate dall’accusa stipulato in fretta e furia dalla BSI che già aveva accordato la sua fetta di finanziamento quando è stato chiaro che la UBS risultava indisponibile a concedere la sua quota di finanziamento

"Anche tali operazioni in realtà non risultano comparabili con quella oggetto di censura e di per sé non supportano l’affermazione di una abitudine della SdS ad investire a leva centinaia di milioni di euro. Al là dell’esotismo delle parole straniere, stiamo parlando di accordi quadro per il rilascio di semplici anticipazioni bancarie garantite, ovvero, come si suol dire nella prassi, per la concessione di affidamenti e castelletti garantiti, i quali risultano essere del tutto consueti nella gestione ordinaria delle liquidità e degli investimenti di enti complessi e rispondono a mere finalità di ottimizzazione di tale gestione.

Quindi Perone ha sottolineato che tutto ciò non ha "nulla a che vedere, invece, con quanto accaduto nelle ipotesi di cui ci stiamo occupando, nelle quali l’utilizzo del credito lombard non costituisce oggetto di censura in sé, ma per l’abnorme ammontare del finanziamento cui, attraverso tale utilizzo, si è attinto (200 milioni di euro) e per la finalità massimamente speculativa di leva finanziaria al quale tale il suo impiego è stato destinando, così moltiplicando ulteriormente i già elevatissimi rischi che la SdS stava inopinatamente assumendo, con una immobilizzazione complessivo di 600 milioni di Euro."

Nuovamente, dunque, per il Promotore aggiunto " una operazione priva di precedenti, per la sua entità, per la sua struttura finanziaria e per i rischi a cui ha esposto la SdS, che nulla c’entra con le convenzioni di credito lombard di cui ha trattato la difesa Mincione."

Passiamo, infine, alla pretesa di utilizzare, quale metro di comparazione della legittimità e della razionalità la gestione delle riserve ufficiali affidate alla SdS i criteri di portafoglio ai quali si ispirano i fondi sovrani. Anzi, un Fondo sovrano, quello cinese, sicuramente particolare.

"Tale pretesa risulta essere priva di pregio, perché i fondi sovrani, a differenza della SdS, sono, essi sì, dei Fondi di investimento di proprietà statale che gestiscono direttamente e in proprio i loro investimenti e non delle articolazioni dello Stato chiamate a custodire le riserve ufficiali e ad affidarsi all’opera di gestori finanziari esterni. Inoltre, è sufficiente osservare la composizione del portafoglio del più grande di tali fondi, quello norvegese, per avvedersi che lo stesso non impiega alcuno dei propri capitali in fondi hedge e in altri prodotti alternativi, ma diversifica tutti gli investimenti in prodotti finanziari convenzionali, molto diversificati e facilmente liquidabili. Ancora una volta tutto il contrario di quello che è stato fatto con i Fondi Athena e Centurion."

Il parametro della Banca d'Italia .Se, peraltro, vogliamo utilizzare un parametro di confronto ragionevole della corretta gestione delle riserve sovrane, senza scomodare realtà eterogenee, tale parametro può essere agevolmente individuato in quello utilizzato dalla Banca d’Italia, quale ente competente a custodire e gestire le riserve ufficiali dello Stato Italiano.

E se leggiamo il documento programmatico della politica di investimenti di tali riserve pubblicato sul sito della Banca d’Italia apprendiamo che

la gestione si pone come obiettivi principali il mantenimento del valore e la liquidità delle riserve stesse

Gli investimenti vengono effettuati in modo tale da cercare di preservare, possibilmente di accrescere, il valore di quelle risorse, sulla base di criteri improntati alla massima cautela, secondo le migliori prassi internazionali

Nel perseguimento di tali obiettivi “Circa il 90% del portafoglio finanziario è investito in titoli di Stato, italiani e di altri Paesi, e in titoli obbligazioni di rating massimo e in metalli preziosi (ossia l’oro)”. Una quota del 10% viene impiegata in investimenti diversificati in titoli azionari quotati. Non si dà spazio per investimenti in fondi alternativi o hedge fund.

"Ossia tutto quello che non ha fatto la SdS" , ha concluso Perone ai tempi del sostituto Becciu. E naturalmente l'abnormità degli accordi con Mincione e Crasso ha aperto le maglie per le condotte illecite e la mala gestio contestata agli imputati.

Fitch e i titoli spazzatura di Mincione

parole ancora sulla operazione mobiliare compiuta dal Fondo Athena, quando ancora lo stesso avrebbe dovuto investire in commodities e non in strumenti finanziari di altro genere, con la sottoscrizione di un prestito obbligazione in favore della società riconducibile a Mincione, Time & Life, per svariate decine di milioni di euro (sino a 45 milioni).

La difesa Mincione intenderebbe escludere la illiceità di tali operazioni assumendo che le stesse sarebbero state compatibili con i vincoli di investimento risultanti dai regolamenti del Fondo e che, comunque, la SdS non avrebbe avuto di che lamentarsi visto che il tasso del 3% riconosciuto al sottoscrittore era un buon affare rispetto ai rendimenti generati agli altri titoli detenuti nel portafoglio della SdS, come erano i Bund, ossia i titoli del debito tedeschi.

Quel che è certo è invece secondo Perone che le operazioni considerate sono state compiute in violazione del regolamento del Fondo sia perché poste in essere anche dopo il 2015, quanto il divieto di concedere finanziamenti a Time & Life è stato formalmente introdotto in detto regolamento, sia perché, soprattutto, diversamente da quanto asserito apoditticamente dall’imputato, anche prima di allora la sottoscrizione dei bond Time & Life, trattandosi di strumenti tutt’altro che liquidi e cedibili in qualsiasi momento, qualificabili in termini di investment grade, ossia di alta qualità, di basso rischio e dal rendimento sicuro, nei quali soltanto avrebbe potuto essere investita temporaneamente, e per un orizzonte temporale non superiore a un anno, la liquidità del Fondo

Perone ha fatto l'esempio dei .titoli del debito Italiano si collocano appena al di sopra del livello di affidabilità minimo dell’investment grade. Certo non potevano farlo quelli emessi da una società di capitali privata in crisi, all’epoca fortemente indebitata, con patrimonio netto negativo e gravi sintomi di tensione finanziaria. Tant’è che le agenzie di rating (e Perone in Aula ha fatto il nome della sociertà Fitch) attribuiscono ai titoli Time & Life un rating di gran lunga a inferiore a quello dell’investiment grade, il rating di titoli c.d. spazzatura, il cui impiego per operazioni di ottimizzazione della liquidità del Fondo risultava espressamente vietato anche dal regolamento del Fondo, nella sua formulazione originaria.

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