BECCIU’S VERSION:CHAPTER SIX : LADY MAROGNA



PUBBLICO CON SUCCESSIVI POST I VARI CAPITOLI DELLA MEMORIA DIFENSIVA LETTA IL 5 MAGGIO 2022 da SE ANGELO BECCIU, cui e’ seguito l’inizio dell ‘interrogatorio da parte del Promotore di giustizia Alessandro Diddi.

FOR THE RECORDS. (Maria Antonietta Calabrò)



QUESTIONE SIGNORA MAROGNA

SE ANGELO BECCIU :Tornando ai capi d’imputazione, mi viene contestato, al capo HH), di aver agevolato la signora Cecilia Marogna, quale pubblico ufficiale, ad appropriarsi di somme di denaro che poi la stessa avrebbe destinato ad acquisti voluttuari, incompatibili con la finalità impressale dalla SdS.

Quest’accusa, al pari delle altre, è completamente infondata, e la respingo in modo categorico.

Premessa

Voglio preliminarmente precisare, signor Presidente, che l’opposizione all’Autorità Giudiziaria del segreto Pontificio non era certo finalizzata alla tutela della mia persona, ma, vista la delicatezza della materia, solo ed esclusivamente a Quella del Santo Padre e della Sede Apostolica. Il Santo Padre ha disposto diversamente e io approfitto, ora, di questo momento per ringraziarlo pubblicamente di avermi dispensato dal rispetto del segreto, consentendomi così da poter parlare liberamente e difendermi con totale trasparenza.

1. La Signora Marogna

Prima di spiegare nel dettaglio i fatti in contestazione, desidero finalmente ricostruire il mio rapporto di conoscenza con la signora Marogna, dopo quasi due anni di silenzio, serbato nel più profondo rispetto per il Tribunale ed in attesa di questo momento di chiarimento.

Mi sia però consentita una premessa generale: devo qui ed ora esprimere una forte e vibrata indignazione per come questo rapporto è stato distorto con illazioni offensive, di infima natura, lesive — anche — della mia dignità sacerdotale. Credo che questo atteggiamento tradisca altresì una scarsa considerazione nei confronti della donna in generale, e mi sento obbligato a chiedermi se un simile trattamento sarebbe stato riservato ad un uomo.

Ciò detto, preciso che conobbi la signora Marogna nel 2016, quando la stessa mi richiese un colloquio. Ne apprezzai da subito la competenza in materia di geopolitica e di intelligence.

La signora si propose per una collaborazione professionale con la Segreteria di Stato su queste materie di sua elezione. Preciso che non la intesi come richiesta di impiego ma come semplice offerta di collaborazione esterna. Per tale ragione la inviai dal Comandante della Gendarmeria, dott. Giani, il quale la ricevette. Lo stesso, poi, m’informò di aver tratto dall’incontro una buona impressione, ma che non vi era possibilità, nell’immediato, di accogliere la sua proposta.

Ebbi modo di coltivare questa conoscenza in successivi incontri, che avevano sempre ad oggetto questioni geopolitiche e di sicurezza internazionale. Fu grazie a queste occasioni d’incontro che approfondii il grado di competenza tecnica della signora. Il credito fiduciario nei suoi confronti e l’apprezzamento in merito alle sue competenze aumentarono nel tempo.

Non ultimo, contribuirono certamente ad accrescere tale affidamento fiduciario una serie di incontri ad alto livello istituzionale promossi proprio dalla signora Marogna: ad esempio, con i Generali Carta e Caravelli, avvenuti a partire dall’ottobre 2017, che la stessa patrocinò, partecipandovi a propria volta, nei quali potei ulteriormente misurare la sua competenza, anche desumendola da queste qualificate conoscenze professionali.

La stessa, peraltro, ebbe modo di presentarmi l’allora parlamentare europeo Lorenzo Cesa, con il quale aveva svolto attività di collaborazione istituzionale.

Favorì la crescente considerazione professionale, poi, anche l’introduzione alla società Inkermann, di cui parlerò a breve, come detto procurata dalla signora Marogna, a dimostrazione della sua competenza e della sua rete di conoscenza nel settore dei servizi di sicurezza.

Infine, voglio ulteriormente precisare — sotto il profilo delle referenze ricevute — che la signora Marogna godeva della fiducia dell’allora arcivescovo di Cagliari, Mons. Arrigo Miglio. Quest’ultimo mi chiese di presentarla al cardinale Mambertì, Prefetto della Segnatura Apostolica, per esporgli un caso della sua diocesi. Avevo anche saputo che aveva avuto degli incontri in Curia con il Cardinale Coccopalmerio.

2. I fatti

Così chiariti i reali rapporti con la signora Marogna, mi predispongo ad esporre i fatti che riguardano il rapimento, avvenuto, come ricorderanno, in Malì il 7 febbraio 2017, di Suor Gloria Cecilia Navaes Goti, Francescana di Maria Immacolata, di nazionalità colombiana.

Devo confessare che oggi posso farlo con maggior serenità, dal momento che Suor Gloria, come tutti sanno, è ritornata alla libertà il 10 ottobre 2021, ricevendo anche la benedizione del Santo Padre in San Pietro. A tal proposito ritengo opportuno ricordare come AssimiGoita, Presidente di Transizione del Malì, abbia rilasciato agli organi di stampa una dichiarazione con la quale testualmente afferma: «La sua liberazione è frutto di quattro anni e otto mesi di sforzi combinati di plurimi servizi d’intelligence».

Al momento del rapimento della Religiosa, ricoprivo la carica di Sostituto, e quindi era naturale che, per funzione, tale dolorosa vicenda fosse rapidamente portata alla mia attenzione.

Ricevetti, infatti, nel corso dei primi mesi di prigionia, ed in ragione del suo protrarsi, alcune sollecitazioni da parte di soggetti più istituzionalmente vicini a Suor Gloria, che caldeggiavano un’attivazione per consentire una pronta risoluzione dell’odiosa vicenda. Mi giunserotelefonate dall’allora N.A in Colombia, Mons. Ballestrero, e delle lettere dalle consorelle di Suor Gloria, che esprimevano profonda preoccupazione per la sua incolumità.

Quelle sollecitazioni così accorate mi posero di fronte ad un dilemma, la cui delicatezza potrà certamente essere apprezzata dal Tribunale. Il dilemma era seadoperarsi per tentare di salvare una vita umana con tutti i rischi connessi, come l’esporre il Vaticano, qualora la notizia non fosse rimasta riservata, ad un giudizio negativo da parte di organismi internazionali, come pure quello di mettere in pericolo la vita e l’incolumità di altri missionari, oppure la soluzione di lasciare che altri se ne occupassero. Quest’ultima opzione mi sembrava troppo comoda e non rispondente al mio senso di responsabilità. Ovviamente, Chi poteva sciogliere il dubbio era soltanto il Santo Padre, al Quale mi proposi di esporre la questione.

Nel frattempo, prima di rivolgermi effettivamente al Santo Padre, di questi profili e delle serie considerazioni attorno ad essi parlai alla signora Marogna, con la quale mi era più volte capitato d’interloquire su tematiche concernenti la sicurezza internazionale.

La signora mi riferì di un’agenzia inglese di intelligence, Inkerman, con la quale, a suo dire, si sarebbe potuta interfacciare proficuamente attivandosi per tutte le operazioni necessarie alla liberazione di Suor Gloria.

Così, in una delle udienze di tabella esposi al Santo Padre la questione e le prime considerazioni maturate. Egli rimase contento che ci si adoperasse per la liberazione della religiosa e intese immediatamente la necessità di non esporre il Vaticano ad una inutile, ed anzi dannosa, pubblicità. Mi diede l’autorizzazione a procedere e, alla mia domanda esplicita se avessi dovuto parlarne con il Comandante della Gendarmeria, mi rispose di no, invitandomi ad assumermi in prima persona la responsabilità dell’iniziativa e aggiungendo che la questione doveva rimanere riservata tra Lui e me, proprio per evitare che trapelasse la notizia e si corressero i rischi sopra paventati. Non ebbi difficoltà a servire il Santo Padre, come sempre, anche in questa occasione, fedelmente e scrupolosamente eseguendo la Sua volontà.

Successivamente a questa prima autorizzazione, incontrai a Londra, nella prima metà del gennaio del 2018, funzionari dell’agenzia Inkermann. Alla presenza della signora Marogna, che aveva organizzato dietro mia richiesta l’incontro, presso i loro uffici fummo ricevuti da tre signori, uno dei quali funse da interprete.

Si dimostrarono disponibili ad accogliere l’incarico, ma nello stesso tempo mi fecero presenti le (per la verità intuibili) difficoltà che avrebbero incontrato nell’espletare la missione e soprattutto che non avrebbero potuto garantirne con certezza il buon esito. Tennero inoltre a precisare che se avessimo voluto impedire l’associazione di istituzioni vaticane a simili fatti, si sarebbe dovuta evitare qualsiasi referenza diretta a persone o a recapiti che facessero sorgere il minimo sospetto di riconducibilità. Fu per tale ragione che rinnovai l’indicazione della signora Marogna, come detto presente a quell’incontro, quale unicaintermediaria, per le condivise ragioni di riservatezza.

Circa i costi dell’operazione, i funzionari Inkermann m’informarono che non potevano fare un preventivo specifico, data l’incertezza delle attività da compiere, che ben poteva essere anche superiore al milione di euro, e che gli stessi avrebbero comunque lavorato per acconti, richiesti di volta in volta per il tramite della signora Marogna. Li assicurai che avrei dato una risposta alla loro disponibilità una volta parlatone con Chi di dovere (naturalmente, non menzionai il Santo Padre).

Rientrai a Roma ed il giorno seguente riferii dell’incontro al Santo Padre. Era esattamente il 15 gennaio 2018. Lo ricordo bene perché Gli parlai in aereo, nel viaggio apostolico verso il Perù. Egli mi ascoltò e mi confermò l’intendimento di procedere.

In un successivo incontro con il Santo Padre, una volta a Roma, Gli parlai con più dettagli della conversazione avuta con gli Inkerman e della somma che a grandi linee avremmo dovuto preventivare: circa un milione di euro, parte per le operazioni di creazione della rete di contatto e parte per la effettiva liberazione della Religiosa. Sottolineai come non saremmo dovuti andare oltre quella cifra. Egli approvò. Devo dire che ogni passo di questa operazione fu concordata con il Santo Padre.

Confermo, dunque, che la signora Marogna si occupò delle operazioni di sicurezza finalizzate alla liberazione di Suor Gloria. Il credito fiduciario conseguito nei modi descritti, insieme alla connaturata riservatezza di questo genere di operazioni, mi indusse a riporre la massima fiducia nel suo operato, seguendo le indicazioni che di volta in volta dalla stessa ricevevo, sempre corredate da informative circa le attività svolte e da svolgere.

In particolare, dopo l’incontro avuto con Inkermann a Londra nel gennaio 2018, e dopo l’assenso ricevuto dal SP, comunicai alla predetta società, sempre per il tramite della signora Marogna, il consenso all’avvio dell’operazione.

Nel periodo immediatamente successivo ebbi notizia che rappresentanti della Inkermann si erano recati in Colombia per raccogliere le prime informazioni utili all’operazione, presso la famiglia di origine di Suor Gloria, congiuntamente con il Nunzio Apostolico, Mons. Ballestrero, ed esponenti del servizio di sicurezza colombiano. Ebbi conferma di queste attività dallo stesso Nunzio. Quest’ultimo, infatti, mi chiamò rappresentandomi di aver incontrato funzionari della società inglese Inkerman, che si erano recati in Colombia, per acquisire preliminari informazioni sul conto della Religiosa. Egli mi chiese riscontro in merito all’operazione e alle attività degli agenti Inkerman, cosa che feci, raccomandandogli al contempo la massima riservatezza.

Nei mesi successivi, incontrai personalmente, in due occasioni, in Roma, esponenti dell’agenzia di intelligence, una volta presso l’Orange Hotel, in via Cola di Rienzo, mi pare di ricordare nel mese di marzo, e un’altra presso l’hotel Michelangelo, in via stazione di San Pietro, nel mese di giugno.

In entrambi gli incontri mi vennero forniti, sempre alla presenza della signora Marogna, degli aggiornamenti in merito all’operazione, tra cui l’attività dagli stessi compiuta in Colombia e quella svolta in Africa, in cui avevano avviato relazioni strategiche dalle quali avevano avuto notizie sullo stato di salute della religiosa e tramite le quali avevano instaurato un rapporto diretto con il gruppo che la deteneva.

In quegli incontri mi fu rappresentata anche la necessità di costituire un nuovo conto corrente al quale la SdS avrebbe inviato in futuro gli ulteriori acconti necessari per portare avanti l’operazione; e questo, al fine di evitare una riconducibilità diretta di simili attività alla società inglese, considerata la natura riservata e delicata dell’intera vicenda.

Preciso che in entrambe le occasioni avevo usato la massima cautela per rispettare il vincolo di segretezza richiestomi dal Santo Padre, scegliendo anche un luogo di incontro esterno al territorio vaticano.

Preciso, ovviamente, che proprio la necessità di contenere qualunque porzione dell’attività in un ambito di assoluta segretezza, mi ha guidato nel non lasciare alcun appunto di quanto accadeva; ragione per la quale, e spero in questo mi capirete, ho avuto difficoltà nella ricostruzione puntuale dei molti snodi della vicenda.

3. I versamenti

Quanto ai versamenti che mi vengono contestati, desidero puntualizzare che gli stessi furono disposti — sempre su indicazione della signora Marogna — su conti correnti che la stessa di volta in volta mi indicava, e che ho sempre ritenuto relativi all’operazione-trattativa condotta da Inkerman e, dunque, finalizzati alla liberazione di Suor Gloria e alle spese da sostenere per tale fine.

Voglio sottolineare che nessuna somma era stata destinata quale compenso alla signora Marogna. Tuttavia, in relazione all’operazione che la vedeva impegnata le avevo fatto presente che, qualora la trattativa fosse andata a buon fine, avrei chiesto al Santo Padre di autorizzare un compenso per la stessa.

Devo confermare che il Santo Padre mi aveva espressamente autorizzato a portare avanti l’operazione, confermandomi la titolarità e la responsabilità della stessa, e i pagamenti necessari alla liberazione di Suor Gloria proseguirono quindi regolarmente, anche successivamente alla cessazione della carica di Sostituto.

Ribadisco che dell’operazione eravamo informati soltanto il Santo Padre, io e, solo a partire dal primo pagamento, Mons. Perlasca.

Nel mese di dicembre 2018, Mons. Perlasca mi segnalò che il mio successore, S.E. Mons. Peña Parra, faceva difficoltà ad autorizzare i bonifici. Incontrai Penha Parra: gli esposi i termini della questione,illustrando la trattativa in essere e il mio ruolo. In quell’occasione; a sua volta, egli mi rispose che il Santo Padre gliene aveva già parlato qualche giorno prima e che l’aveva autorizzato a continuare ad effettuare i pagamenti.

La circostanza che il Santo Padre aveva autorizzato il nuovo Sostituto a continuare i pagamenti per la liberazione di Suor Gloria, oltre ad essermi stata confermata a voce anche da Mons. Perlasca, è documentata da un messaggio che mi inviò proprio quest’ultimo l’11 gennaio 2019, in cui, relativamente alle richieste di chiarimento avanzate da Peña Parra per i suddetti bonifici, mi scrissevuole sapere (riferendosi all’allora sostituto Peña Parra). Già l’altra volta è voluto andare dal sp che gli ha detto di pagare – pag. 215).

Il riferimento all’”altra volta” è naturalmente da intendersi nel precedente pagamento, di cui la messaggistica agli atti offre ampio riscontro.

A questo punto, sento di dover ancora ringraziare il Santo Padre che mi ha offerto la possibilità di chiarire l’intera vicenda e di ricostruire i fatti per come realmente avvenuti, consentendomi così di fugare così ogni ombra sulla mia persona.“